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TEST SHERCO MY 2016

Le bleu de France

pubblicato

Prezzo: n.d.

Cilindrata: n.d.



Prova Sherco my2016

Eccomi alla mia prima esperienza da "tester" ufficiale per Soloenduro, diretto in Francia su un piccolo pullmino insieme ad altri giornalisti, accreditati all’evento. La nostra destinazione è la bellissima cittadella di Saint Hilaire che raggiungiamo dopo sei ore abbondanti di viaggio.
 La location scelta per la presentazione della nuova gamma Sherco è davvero fantastica, un bellissimo e solitario agriturismo in puro stile francese immerso in un paesaggio collinare, che quasi da l’impressione di essere in una favola, alla quale si ha accesso passando attraverso il portale delimitato dalle insegne Sherco ondeggianti al vento, lungo una strada apparentemente persa nel nulla, ma che ben presto ci porta verso un ben noto “motorhome blu” con relativi tendoni e tante moto.

Sono sempre stato incuriosito dalle "Bleu francesi" ma non avevo mai avuto l'occasione di provarne una.

La nostra giornata comincia presto, con una rapida presentazione delle modifiche apportate ai vari modelli, seguita da una sessione fotografica, una lunga pausa pranzo ed il test vero e proprio delle moto.
Le novità, rispetto ai modelli 2015, sono tante e riguardano principalmente il motore. Sono stati
applicati anche tanti piccoli accorgimenti atti a migliorare l'erogazione e l'accessibilità ai vari componenti, come al carburatore sui due tempi, e l'accesso alla cassa filtro su tutta la gamma 4T.

Anche la struttura del telaietto è stata rivista per dare una maggiore rigidità.
A livello estetico è stato cambiato il parafango anteriore, con un attacco frontale alla piastra inferiore per garantire maggiore resistenza. Detto spassionatamente, a mio parere personale, la moto è davvero bella, con linee strette e colori vivaci che la dotano di un carattere tutto suo.

Parlando di 2T, sia per il 300 che per il 250, è stata modificata la centralina, che ora fornisce un ancora più netta differenza tra le 2 mappature intercambiabili a manubrio.
Sempre presente l'avviamento elettrico che si dimostra molto comodo e pratico.

La prima moto che ho provato è stato il 300.
Non essendo mai salito su una Sherco non sapevo cosa potessi aspettarmi.
La prima impressione è subito molto buona. Il manubrio è un po' troppo in avanti per me che sono abbastanza piccolo, ma il feeling iniziale è positivo anche su una moto di cilindrata così grossa.
Nella parte fettucciata del giro il "trecentone" con la mappatura più soft si comporta bene: tanto tiro ai bassi regimi e un buon allungo.

Nella parte enduristica se la cava anche meglio: tanta agilità e un motore molto docile facilitano tutti i passaggi, senza dare mai botte di potenza che possono scomporre la traiettoria.
Impostando la mappatura più aggressiva si sente immediatamente tanta differenza: la moto risponde subito al comando del gas con tutta la sua coppia, sebbene la potenza sia ancora molto gestibile, il cambio di mappatura si nota parecchio, sopratutto ai bassi/medi regimi.

Parlando di telaio la moto si presenta subito molto maneggevole, è piccola e nello stretto si guida davvero bene; la distanza sella-pedane è notevole e permette una guida da seduti comoda e confortevole.
La forcella WP è molto morbida e accusa un po' qualche colpo quando i gradini vengono presi a velocità più elevata. La sicurezza che si prova nello stretto, o anche solo partendo da fermi e procedendo in equilibrio ai 2 all'ora è, comunque, davvero molto piacevole.

Passando alla quarto di litro, posso dire che abbia molto in comune con il 300, sia come motore che come telaio. Essendone la sorella minore, permette un po' più di allungo agli alti regimi, mantenendo sempre e comunque una buona coppia.
Anche sul 250 la differenza percepita tra le due mappature è notevole e riguarda davvero tutta la fase di accelerazione, dai bassi regimi fino al limitatore.
Pure il telaio concede subito tanta confidenza, e il motore è in ogni caso un po' meno aggressivo rispetto al 300. Nel complesso il 250 è stato il 2T che ho apprezzato maggiormente.

Passiamo ai 4T.
Sia sul 250 che sul 300 è stato modificato il corpo farfallato, in modo da ridurre il regime minimo, favorendo anche un rilascio più rapido, in modo che i giri motore calino velocemente.
È stato anche rimosso, da tutti i modelli 4 tempi, il doppio switch che forniva corrente alla moto, risolvendo quindi tutti i problemi di “batteria morta” dopo essersi dimenticati di portare l'interruttore su OFF, in quanto si disinserisce automaticamente dopo 15 secondi di inutilizzo.

Ho trovato il 250 un po' povero di propulsione, in quanto essendo abituato a guidare tanto in pista con cilindrate grosse non riuscivo a dare il meglio di me. Il motore è infatti molto docile, soprattutto con la  mappatura più tranquilla, che permetteva nonostante tutto di affrontare tutte le salite del nostro piccolo giro con grande facilità; la trazione è davvero tanta e la moto non si scompone quasi mai, neanche spalancando il gas.
Passando alla seconda mappatura si nota meno differenza rispetto alla gamma 2T, dove il divario tra le due è notevole. La moto acquista comunque un po' di potenza in più che aiuta molto, soprattutto nel fettucciato.

Il telaio, anche se diverso, trasmette tutte le sensazioni positive dei 2T. La moto nel complesso però vibra un po' meno e pur essendo di piccola cilindrata sembra un po' più pesante persino del 300; per non fraintendere, non intendo pesante sotto un punto di vista di guidabilità, ma sembra più “attaccata” al terreno e, per certi versi, è una sensazione che mi ha trasmesso più sicurezza sul fondo sconnesso del fettucciato.
Nel complesso, la 250 4T, si è rivelata un ottima moto soprattutto nei tratti enduristici del percorso, con la sua erogazione dolce e un telaio costruito appositamente per la regolarità.

Il 300 4T mi ha sorpreso davvero.
In precedenza avevo provato solo 350, ma il piccolo 300 è davvero riuscito a lasciarmi senza parole dalla prima curva. Tanta fiducia nei tratti sconnessi del fettucciato mi ha fatto innamorare subito del mezzo. Anche su questa moto il divario tra le due mappature non si nota molto agli alti regimi, ma sembra installare una risposta al comando del gas più rapida, pur lasciando l'erogazione sempre e comunque molto gestibile così come in tutti i modelli provati prima.

La sensazione del telaio è molto simile a quello del 250 4t: tanta trazione e stabilità soprattutto nei tratti più impegnativi; nelle piccole curve in mezzo alla vegetazione però il 300 mi ha dato un po' di confidenza e di velocità in più, rivelandosi una via di mezzo perfetta tra il 450 e il 250.
La forcella, anche se molto morbida, in questo caso non mi ha dato alcun problema, anzi, mi ha trasmesso molta sicurezza in inserimento curva. Nel complesso è una delle moto che ho apprezzato di più.

Infine l'ultima moto che ho provato è stata la grossa 450 4T.
Anche per lei tutte le modifiche della gamma 4T, unica eccezione una nuova biella rinforzata per garantire una maggiore durabilità del motore.

Dopo essere sceso dal 300 4T non pensavo che il 450, moto che guido di solito in pista da cross, mi avrebbe dato così tanta confidenza anche in mulattiera. Nulla di più sbagliato.
Questo 450 ti fa percepire tutta la sua potenza, che viene tuttavia perfettamente controllata da un erogazione e da una mappatura ad opera d'arte.

Il primo settaggio del motore più soft permette di guidare davvero rilassati. Così come sul 300 4T anche il 450 permette di accelerare parecchio senza incorrere rischi di caduta o di derapata eccessiva. Nella zona enduristica però mi ha stupito davvero; tantissima maneggevolezza, nonostante la grossa cilindrata, e un erogazione che permette anche qualche piccolo errore.

La mappatura più aggressiva sprigiona tanta potenza, anche se mi aspettavo una moto più scorbutica, pure in questo caso la potenza aumenta senza però andare a modificare la linearità dell’erogazione stessa. Anche in discesa la moto si è rivelata davvero priva di inerzia, cosa senz'altro gradita nei passaggi più scoscesi.
Nel fettucciato si comporta bene come il 300 4T, fornendo però più potenza in tutti i frangenti.
Il telaio, molto simile a quello del resto della famiglia bleu, è molto stabile, le vibrazioni sono davvero poche e la sicurezza è davvero tanta.

Ci sono poi tante cose che sono comuni a tutte le moto: le leve, perfettamente regolabili ed entrambe idrauliche su tutti i modelli, sono morbidissime e molto modulabili; Il cambio è un po' più duro sui 2T mentre è davvero morbidissimo su tutti i 4T, soprattutto sul 250 e sul 300; tutta la strumentazione è digitale ed intuitiva, così come i comandi al manubrio che regolano avviamento elettrico, spegnimento del mezzo e cambio di mappatura.
Come già detto l'avviamento elettrico è infatti una caratteristica ricorrente in tutte le moto delle gamma 2016 così come i paramani, realizzati con una particolare tecnologia “memory”, che permette alla protezione del manubrio di ritornare nella sua posizione originale anche dopo una caduta violenta.

Nel complesso tutte le Sherco provate sono caratterizzate da un’anima enduristica al 100%, sia nel motore, con un erogazione davvero docile su tutti i modelli, sia nel telaio, con un impostazione di guida davvero comoda ed adatta anche a chi guida molto seduto.

Concludo questo mio primo report con un plauso a questa “piccola” ditta francese in netta crescita, tutta però ancora a "gestione familiare".
Ringrazio tutti i tecnici e gli uomini del team Sherco per l'accoglienza.
Aggiungo un particolare ringraziamento a SoloEnduro per l'opportunità concessami di vivere questa bellissima esperienza.

Michele Canella.

NdR
Lo staff di Soloenduro esprime il proprio apprezzamento a Michele Canella, che nonostante la sua giovane età, ha saputo dimostrare serietà e professionalità nell’incarico affidatogli.