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RR430 JOHNNY AUBERT

Ufficiale gentil'uomo

pubblicato

Prezzo: n.d.

Cilindrata: 430 cc



RR430 Aubert.
Massimo Polachini


Appuntamento a Paruzzaro, sul Lago Maggiore, nella sede Beta Racing di Donato Miglio.
Sempre bello provare le moto dei campioni, soprattutto, per noi appassionati del tassello.
Chissà cosa avranno di diverso da quelle di serie quelle moto li, quante volte me lo sono chiesto vedendoli in azione.  Mah! Chissà come sono regolate le forcelle? Saranno dure visto la loro manetta.
Saranno rigide oppure morbide? Ed il mono, che velocità di ritorno avrà? La curiosità sul motore poi!

Un’altra cosa che mi piace controllare appena salgo in sella è l’impostazione del manubrio e l’inclinazione delle leve, dunque Aubert è più o meno della mia stazza, perciò stavolta, posso avere un vero paragonare con i miei gusti!

La location della prova è una zona che conosco bene, classico sottobosco secco, foglie secche per terra, radici che spuntano qua e là. Curve con qualche appoggio, poca polvere, sentieri in leggera salita e discesa con pietre smosse e qualche roccione piantato che spunta giusto per aiutare meglio a capire il comportamento del motore e della ciclistica.


Appena salgo in sella, mi trovo in una posizione di guida “strana” cosa che mi verrà poi confermata dal suo meccanico Fabio, nella video intervista. Manubrio rialzato, normale perché Johnny è alto, ma spostato molto in avanti, impostazione quasi crossistica. La piega e l’altezza del manubrio ti obbliga a guidare con il petto in avanti com’è d’altronde è il suo stile di guida. Questa posizione si ripercuote perciò sull’assetto. Forcelle anteriori molto rigide, anche se i primi centimetri assorbono molto l’impatto.
Rispetto però ad altre moto di piloti blasonati la sento più dura.  In sintesi,

Per una guida normale, da amatore, questo tipo di taratura non è sicuramente il massimo. Sui sassi in salita, l’avantreno scarta e tenta a rimbalzare. Guidando come Johnny, impostazione intendo, la moto cambia radicalmente. Gas aperto, deciso, busto in avanti, molto in avanti, quasi sul manubrio, ed ecco che l’avantreno si stabilizza, la guida diventa fluida e precisa, non fa sbavature, quindi il setting è decisamente per una guida aggressiva, e più aumenti il ritmo, più la moto sta dove la metti. La sicurezza di guida perciò, aumenta con la velocità.  Il mono è anch’esso duretto di compressione, il ritorno però è quasi normale. Mettendo la mano sulla sella e spingendo, la moto tenta a scendere più sul posteriore, ecco perché la si guida meglio in posizione avanzatissima. Potremmo chiamarlo setting aggressivo per alta velocità.

Passiamo al telaio, e perciò alla ciclistica.

La moto dà un’ottima sensazione di gestione dell’equilibrio, ben bilanciata e snella al punto giusto.
Nel sottobosco misto veloce e su tratti di pietre smosse, sia in salita che discesa, il posteriore è sempre in trazione e stabile. L’anteriore anche se scappa, e mi è capitato spesso quando “NON” guidavo alla Aubert, sono sempre riuscito a riprenderlo. Il percorso non ci ha dato modo di metterla al limite delle nostre possibilità di guida, cioè in simulazione cronometro. Dei pezzi in 4a e 5° però c’erano e la sensazione di stabilità e sicurezza è sempre stata ottima. In BETA dicono che ciò è grazie al rinforzo nella zona del telaio appena prima del canotto dello sterzo, rinforzo adottato poi anche nella versione racing di serie.

Il cambio è molto bello e preciso, basta poco movimento dello stivale per cambiare la marcia e la folle si trova praticamente subito.

Frizione precisissima e regolata benissimo. La si usa bene con un dito, lavora perfettamente nel giusto spazio. Sulle leve (frizione e freno ant) c’è del nastro, tipo quello messo sui manubri delle biciclette da corsa.

Ho tenuto per ultimo il motore, perché per Beta questa cilindrata “430cc” è una novità. La moto provata era la AUBERT 430-3 con carburatore, dove 3 sta per, la terza moto del pilota francese. In questi giorni Johnny sta testando la N°5, quella ad iniezione.

Due anni fa ho potuto provare sia il 350 che il 450 4t. la nuova 430 la sento un poco una via di mezzo, anche se non proprio. La prima considerazione che mi è passata per la mente alla fine della prova è stata..
Questo motore è un racing “pacioso”. Cosa significa? Tento di spiegarlo. Di solito pensiamo che i motori dei piloti ufficiali siano propulsori esasperati e potentissimi al punto di fare la differenza, specialmente le grosse cilindrate. Invece no, non è così, oddio, di potenza ne hanno eccome, ma la gestione della cavalleria e lineare e gestibilissima, questi motori sono performanti anche il longevità. Questo 430 è bello lineare, sempre pronto in qualsiasi marcia, pastoso, e come dico io, pacioso. Infatti ha un sotto coppia “umano” per niente affatto fuori dal comune, anche se quando gli si dà la classica smanettata di gas, ti senti trascinare via e ti ritrovi parecchi metri avanti. Bello così.

Ragazzi, attenti, parliamo sempre di una moto da Mondiale, personalizzata all’esasperazione dal pilota che la porta in gara. Quindi, molte delle sensazioni avute si discostano da quelle provate con una moto standard e perciò molto soggettive.

Alla prossima MxVor

 

La Beta di Aubert.
Paolo Sala

Se fossi suo amico, di Aubert intendo, gli sarei amico ma proprio amico amico. Gli sarei talmente amico che gli farei preparare la moto come piace a lui, perché come se la prepara per sé a me va più che bene, non è perfetta, ma è la migliore.

Mattina invernale con un pallido sole e la temperatura che varia intorno allo zero. Si fa visita al Team Beta che gestisce Donato Miglio tanto per prendere confidenza tra di noi, ovvero tra chi ci affida una moto da mondiale e noi pilotini della domenica. La temperatura si alza un pochino ma siamo sempre nella fascia dei 5 gradi, perciò tutto risulta più difficile: i liquidi sono gommosi, le ossa e le giunture scriccano, i muscoli legnosi.

La moto del Sig. Aubert ci viene illustrata nei dettagli, dal telaio modificato e irrigidito, la sella più alta, l’impostazione del manubrio molto avanzata, il motore “griffato” per lui.

Ci avviamo e mi sento nel pieno disastro fisico: indolenzito, sonnolento, non ancora rimesso del tutto dall’influenza, la tosse……tutte le scuse sono buone per fare brutta figura e giustificare la povera prestazione che andrò a fare davanti ai meccanici del Team.

Lascio che sia MXvor ad fare il turno per primo, mica son scemo EH!. Che si scaldi lui, motore olio delle sospensione ecc ecc. Marameo!

Si va beh, ma poi tocca a me. Come a scuola: azzzz, adesso mi ha beccato e mi tocca uscire interrogato.

 Però come salgo in sella mi rendo conto che la moto non è nervosa e reattiva, scalciante e secca come quelle che di solito sono le moto dei campioni. Questa è soffice, la forcella è morbidosa, il motore tranquillo e pastoso. Ma dai! Ma questa sembra la moto della domenica!

Sembra…… Sembra perché poi posso saltare quanto voglio ma non sono riuscito ad andare a più del 60% della corsa della ciclistica. Sembra perché a tirare un po’ con le marce non so se c’è una quinta  dopo una quarta….e chi ci riesce a metterla?  Apri in terza poi quarta e sei oltre il limite di sicurezza del tuo saper guidare: il terreno scorre via troppo veloce per me.

Sembra una moto della domenica perchè il tratto tutto sassi smossi da arrampicarsi è molto più facile da farsi ad un’andatura allegra, anzi molto allegra, mentre ad andar piano sei solo in difficoltà di trazione. Però se vai pian ma svelto (mia espressione per mettere le marce senza tirare il motore) la moto di offre una sicurezza di guida incredibile e va esattamente dove la metti, senza stancare il fisico.

Difetti? Ovvio: il manubrio è troppo avanzato, la leva del freno dietro è troppo bassa, idem la leva del cambio. Sono tutte le posizioni di chi guida con la testa sul parafango davanti.

Perciò moto molto tranquilla e poco stancante per il trasferimento e un jet quando hai bisogno di fare il tempo.

Ringrazio i collaboratori del Team gestito da Donato Miglio per la cortesia che hanno usato nei nostri confronti.

Popol

Nel video i particolari raccontati da Fabio, il meccanico di Aubert.