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BMW BAJA 1000 - 1983

Una replica quasi unica

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BMW BAJA 1000 - 1983

Da qualche anno le grosse cilindrate sono la mia passione, anche se già dai lontani anni ottanta hanno sempre mosso la mia curiosità e per i piloti che le portavano ho sempre avuto una straordinaria ammirazione.

Ricordo in particolar modo uno di loro, un tipo piccolino e minuto, il belga Gaston Rahier e ricordo le Dakar dove l’immensa BMW con serbatoio da 32 lt. lo faceva quasi scomparire quando era a terra, tanto da pensare tra me e me come si potesse mai portare quella “cosa” in fuoristrada. Ne sono passati di anni e la curiosità mi è sempre stata attaccata alla spalla, quasi come il condor del trio Aldo Giovanni e Giacomo.
Lo scorso anno ho iniziato a seguire il Gruppo 5 Epoca e, guarda caso, a parteciparvi c’erano tre BMW Six Days…spettacolari! Io, da matricola del gruppo, non ho mai osato chiedere il permesso di salirci sopra, sapevo bene quanto costassero e quanto il proprietario ne fosse stato giustamente geloso.

Quest’anno ho cominciato a seguire, come fotoreporter, il G5 con spirito diverso ed ora conosco quasi tutti, riuscendo ad intrecciare anche delle bellissime amicizie. Nella categoria “oltre”, cioè quella delle mastodontiche BMW, ho trovato Giovanni Gritti, pilota che conosco già, siccome partecipa al Campionato Italiano Motorally, nel quale presenzio come fotografo e diciamo che ho visto in lui una testa di ponte per arrivare a “Lei”.
Max, il mio fido scudiero, la voce delle interviste di Soloenduro, mi dice di conoscere bene Righetti, il patron di TAG racing. A quel punto mi son sentito quasi come Mosè quando gli si è aperto dinanzi il Mar Rosso. A breve però capisco che le moto di Righetti non si provano, non le lascia in mano a nessuno di esterno, se non ai suoi piloti. La stagione prosegue e l’amicizia si fa più stretta. Vado così a visitare il suo “garage” e credetemi è uno spettacolo! Tutti quei mammuth bicilindrici di varie tipologie, lì allineati davanti agli occhi, per chi non li vede tutti i giorni, non possono far altro che emozionare. C’è né una in particolare che spicca sopra tutte, la replica perfetta della BMW 1000 Baja, bianca e rossa con la scritta Marlboro, uno spettacolo! 

Righetti mi vede innamorato e a quel punto mi dice: ”Dai che te la faccio provare. Vieni la prossima settimana così te la porti a casa per qualche giorno.” Avete presente un bambino quando all'alba di Natale si alza ed entrando in salotto trova i regali sotto l’albero? Ecco, è quello sono stato io sentendo le parole di Ezio.

E’ il fatidico martedì, finalmente, ed eccomi con il furgone davanti al cancello di TAG, elettrizzato come non mai. Carichiamo la “portaerei” e Righetti mi delucida su qualche cosuccia da sapere, del tipo: come avviarla e come guidarla nel miglior modo. Tutto ok. Ci salutiamo dandoci appuntamento al mercoledì successivo.

 

 Prima di passare alle sensazioni di guida, qualche dato tecnico di questa BMW Baja 1000

Anno di costruzione 1983
Corse la Baja 1000 nel 1984 e 1985 con Gaston Rahier e Eddy Hau
Lunghezza: 2,50 cm
Altezza: 1,30 cm
Larghezza: 85 cm
Peso: 163 Kg
Motore: 978 cc
Potenza: 63 hp
Accensione: elettrica / pedale
Rapporti: 5
Serbatoio: 21lt.
Telaio: in acciaio al cromo molibdeno
Forcella: Marzocchi da 42 Ø
Impianto Frenante: Anteriore Brembo a disco da 260mm / posteriore a tamburo 200 mm
Ammortizzatore posteriore: WP
Cerchi: Akron - ant. 1.60 x 21 - post. 2.25x 17
Trazione: cardano




Ho provato la “motorona” in diverse situazioni e più volte, per rendermi conto di come usarla al meglio.
Ma vi racconto il clou della prova, che potremmo intitolare:

PERCORRENDO IL VECCHIO CONFINE AUSTRIA - ITALIA

Io abito vicino a Salò, sul Lago di Garda e potrà sembrare strano sentirmi parlare di confine Austria - Italia.
Prima della Grande Guerra ,  così viene nominata quella del 15/18, il confine Austriaco era ad un tiro di fucile da casa mia, proprio dietro il monte Spino e la Val Vestino ne era il limite naturale, passando dal monte Tombea sino a scendere a Ponte Caffaro, si trovavano un centinaio di km di strade bianche, ampi sentieri e asfalto. Proprio quelle vie voglio portarla a visitare.

Ci sono due modi per salire sulla BMW Baja 1000. Il primo è quello da neofita; il secondo è quello da piloti.
Metodo 1) moto sul cavalletto: ci si sale sopra, leggera spinta in avanti e.. “clack-tonf”, la moto è con entrambe le gomme a terra, accensione e si parte.
Metodo 2) moto già a terra: accensione, si ingrana la marcia, piede sinistro sulla pedana, rilascio della frizione e si salta in sella.  Beh, immaginate il mio primo approccio. Rido ancora dentro tutto da solo.

Parto da casa e viaggio verso Salò. Salgo sino a San Michele, dirigendomi nella valle che costeggia il Monte Spino, per poi scendere fare tappa al Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera. Asfalto e qualche sterratino. Risalgo il Lago ed a Toscolano devio per la Valle delle Camerate, un bello sterrato con un sentiero abbastanza largo per non rischiare di picchiare le testate.
Sensazioni sino ad ora.

Su asfalto è un mezzo da crociera anche se ha gomme tassellate, da seduti si viaggia comodi ed il motore ha un sound strepitoso. Solo un attimo di imbarazzo quando in un primo momento cercavo pedana, freno e marce… le grosse testate ci sono e si fanno sentire.
Sono anche stato fermato dalla Polizia locale; volevano solo vederla da vicino, perché parliamoci chiaro, un mezzo del genere non passa di certo inosservato!

Non nascondo che salendoci un pizzico di spacconeria prende possesso di te, per non dire poi quanto ti fermi al distributore ed alcuni turisti tedeschi si avvicinano a fotografarti, beh li addirittura ho rischiato di ingrassare più di quello che già sono.
Ma proseguiamo, arrivo a Navazzo e prendo la strada che percorre l’intera Val Vestino. Curve su curve, dove il motore ti fa divertire sia per la prontezza che per il suono. Mi fermo alla lapide del vecchio confine Austro-Ungarico, foto di rito e si riparte.

Sempre su asfalto arrivo a Cima Rest, piccolo borgo tipicamente montano, dove le case con i tetti in paglia ti riportano indietro, dentro una bolla senza tempo. Un caffè al barettino e riparto, naturalmente non prima di aver raccontato la moto a due curiosi che la stavano guardando con molto interesse. 
Prendo la strada per Tombea che da asfalto passa a sterrato. Non la ricordo con certezza e così mi fermo a chiedere ad un signore del posto che sta sistemando la legna; non mi lascia più andare! Mi racconta della sua gioventù e di quanto era bello quando scorrazzava con la sua Gilera da Regolarità e vuol sapere che razza di moto sia quella che ho sotto il sedere. Così lo accontento e con lui un po’ anche me stesso. Saluti e si va avanti.
La BMW comincia a dare il meglio di se sulla strada tortuosa a salire, il motore spinge con dei bassi veramente da godimento, il telaio alle basse velocità sembra quasi goffo e instabile ma appena si comincia ad alzare il ritmo si rivela bello piantato e ben direzionabile, un poco morbida la forcella, ma visto il carico non da poco (io) direi che la si perdona.

Comincio a prendere confidenza, guido in piedi sulle pedane e sposto leggermente il peso in dietro. Comprendo che la frenata non è di una moto dei giorni nostri, Il disco anteriore aiuta un pochino, ma il posteriore lo di deve facilitare scalando marce, dovendo ragionare in “quei dieci metri prima” per non correre rischi. Me la sto godendo veramente, mi sembra di essere un viaggiatore in sofà.
Prendo un sentiero e scendo a Capovalle e poi via per la strada che mi pota al passo del Cavallino della Fobbia. Il selciato è stato snaturato, pensare che dicevano male di noi enduristi. Era uno sterrato fantastico, sali e scendi in fianco alla montagna. Beh ora è asfaltato, con dei tratti che stanno smottando, ma lasciamo stare, non voglio entrare in polemiche.

Arrivato al passo, prendo un sentiero alternativo che mi porta a fondo valle.
Il sentiero è abbastanza stretto, anche se il boxer ci passa tranquillamente. Qui forse ho esagerato un pochino, perché la stazza mia e della moto, mi fanno un poco tribolare. Rientro passando dallo sterratone dove abbiamo testato la Honda 450 Rally di Simone Agazzi e lì posso godere appieno di quel sogno della mia gioventù.

Tiriamo le somme di questo Test, prova, passeggiata o come la si vuol chiamare.

Teniamo presente che la moto ha 35 anni e quindi la dobbiamo valutare collocandola nell’epoca a lei più consona.

Telaisticamente è un gran mezzo, più la fai correre e più ti da fiducia, guidandola in piedi naturalmente. Motore: bello e lineare, corposo e sempre pronto; il suono di questo bombardone è da libidine, al minimo quasi non si sente, girando in paese passa quasi inosservato, ma appena apri un poco, beh, difficile da descrivere, un misto di emozioni sopra le righe…mooolto sopra.

Freni: per l’epoca credo fosse stata tra il top, ora la si deve trattare come ho detto poco sopra, con riguardo e anticipo. Sospensioni: anteriore per me un poco morbido, ma io perso poco meno della moto, mentre il posteriore si è comportato egregiamente.
Ergonomia: Non credo che all’epoca la si prendesse troppo in considerazione, ma ritengo si tratti di una buona moto con una sella abbastanza comoda anche per i lunghi tragitti.

Sono sincero, se avessi qualche soldino me la porterei a casa, non è bella…. di più!

Il lavoro fatto da Ezio Righetti (TAG Racing di Bergamo), con una cura dei dettagli impressionante, è a dir poco maniacale.
Non finirò mai di ringraziarlo per aver reso reali quelle emozioni che sognavo 35 anni fa, facendomi scordare per un giorno il tempo trascorso.

Enzo Danesi Soloenduro.it
Fotografie Enzo Danesi
Intervista Max Segale