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LONG TEST RUN HUSQVARNA 450FE

Da Rivanazzano a Viverone un escalation vincente!

pubblicato


Trofeo Enduro Husqvarna last calling!
Viverone chiama, Soloenduro risponde.

 

Contavo i giorni.

Dopo la quarta prova del Trofeo, disputata ad Enego, non vedevo l’ora di tornare in sella alla Husqvarna Fe 450 my 2019, che mi è stata affidata da Husqvarna Motorcycles Italia per disputare il Trofeo edizione 2019. La posso ovviamente utilizzare solo in occasione della gara e la voglia di apprezzarne le sue qualità eccelse è la motivazione prioritaria che mi porta ad avvicinarmi al pregara con così tanto entusiasmo. 


La classifica da consolidare ha naturalmente la sua importanza ed i conteggi fatti per calcolare quale fosse l’ultima posizione utile da ottenere in gara per conquistare la vittoria finale della Classe Super Iron, mi creava una certa tensione che faticavo a nascondere e che non è sfuggita all’occhio vigile del mio Capo Enzo Danesi. Tensione leggermente allentata dalla presa in carico del mezzo dalle mani del Marketing Manager di Husqvarna, Lello Tasca, e dai consigli su percorso e prove speciali di Arnaldo Nicoli, che ho sempre seguito alla lettera in tutte le cinque prove del Trofeo.

Il mio numero di gara per questa tappa finale di Viverone è il #526 e, in questa occasione, parto come l’ultimo degli oltre 180 partecipanti.
Fatte le O.P. metto i numeri sulla FE 450 e, dietro suggerimento di Arno, faccio un breve giro su asfalto per vedere che tutto sia in ordine, intervenendo unicamente sulla regolazione del minimo, un filo troppo alto, e controllando il corretto distacco del comando dell’aria che penso di utilizzare la mattina seguente, in caso di nebbia e bassa temperatura alla partenza.

Treno di gomme Michelin, nuovo, montato per l’occasione, mentre le mousse sono quelle utilizzate ad Enego nella quarta prova, che hanno passato con la lode il Test di utilizzo e di durata. La mousse anteriore ha fatto tutte e 5 le prove mantenendo quella consistenza e durezza che prediligo per l’inserimento ed il sostegno nella guida, mentre la posteriore è stata sostituita dopo la terza gara più per scrupolo che per necessità. Massima trazione sempre garantita e Michelin ha ribadito la sua leadership nel suo campo con materiali al top per il pilota professionista e per l’amatore.
Completato il check-in della #526, la porto nel parco chiuso posizionato sul lungolago di Viverone e dopo aver assistito al briefing ed al tuffo, fuori programma, del Trofeista che ha accettato la sfida proposta da Roby Rossi nel gioco serale che caratterizza il pregara, con la relativa vincita di un casco Airoh, rapida cena in compagnia dello Staff di Husqvarna e di corsa a nanna. La notte scorre veloce ma i miei occhi restano aperti per tanto, troppo tempo, segno che la tensione non si è allentata.
Un paio di passaggi insidiosi, da interpretare, nella linea in discesa e la totale disabitudine alla guida nei fettucciati tracciati nei campi di granoturco appena mietuto, non mi lasciano tranquillo per nulla, a questo aggiungiamo che l’imprevisto in una gara di enduro può sempre accadere ed il titolo assolutamente non preventivato può sfuggire di mano in un istante, capirete quanto i greggi di pecore che ho dovuto contare prima di addormentarmi siano stati numerosi!

Arriva il mio orario di partenza. Il sole fa capolino, dopo che la nebbia ha insistito sul lago in primissima mattinata, la temperatura è frizzante, ma la #526 si avvia senza alcuna esitazione. La lascio girare al minimo per una trentina di secondi poi dentro la prima e la mia quinta prova può iniziare.
Non ci crederete, ma dopo i primi dieci minuti di percorso prevalentemente in sterrato, la tensione comincia ad allentarsi e quando entro nel bosco e comincio a guidare alzando il ritmo, la totale padronanza del mezzo, nonostante il non utilizzo costante, sparisce in un attimo lasciando il posto alla giusta determinazione per affrontare le prove speciali di lì a poco.

Ecco, amici di Soloenduro che state leggendo il mio report di questo Long Test Run, il segreto o chiamatela magia di questa moto è il grandissimo feeling che ti regala dopo pochi chilometri, con un reparto sospensioni eccezionale per un pilota amatoriale quale mi reputo ed un telaio che regala una stabilità tale da non metterti mai in difficoltà con reazioni scomposte ed imprevedibili. La guida è istintiva e prestazionale in mezzo ai sassi ed alle radici che compongono la gran parte del percorso di trasferimento ed il motore dalla progressione infinita, mi fa rimpiangere i dieci anni lontano dalle gare.
 
È già tempo del primo Enduro Test e parto convinto e determinato, con la mappa sulla posizione 2 ed il Traction Control inserito, arrivando velocemente nel tratto insidioso che non mi aveva lasciato tranquillo la notte precedente. La #526 si lascia condurre alla grande tra le pietre fisse e ben verniciate di rosso dallo staff del Motoclub Azeglio.
Dopo un centinaio di metri davvero tosti, arrivo al punto dove, nella ricognizione a piedi, ero rimasto indeciso se affrontarlo in configurazione “coniglio” passando sulla destra nello scalino in discesa senza correre nessun rischio, oppure in quella “leone” stando alto a sinistra scavalcando con un colpo di gas la roccia e guadagnando un bel paio di secondini. Prendo velocità e la moto si lascia portare verso sinistra e allora ci provo visto che sono ancora nella pienezza di energie e “sento“ bene la moto. Ok andata! Sono ancora in sella e la velocità è cresciuta, insieme alla certezza che se non commetterò grossi errori il successo potrebbe essere raggiunto. Prima curva di ritorno dopo la discesa e negli incitamenti del pubblico riconosco la voce di Lara ed Enzo e questo mi regala ancora almeno un secondo nel tratto che mi proietta verso la fine della speciale.

Ottimo, sono integro ed anche molto soddisfatto di come ho guidato, nonostante la totale mancanza di allenamento in sella, avendo fatto tra agosto ed ottobre solo due uscite con il mio amico Vismara, una al campo da cross di Dossena e l’altra sul monte vicino a casa sua. Di contro un’ora di cyclette giornaliera ed una dieta ferrea che da marzo, cioè il momento in cui ho deciso di partecipare al Trofeo, ad ottobre, mi ha fatto perdere la bellezza di 21 kg di peso, che mi hanno reso più dinamico nella guida e determinato nell’ottenimento del risultato in termini cronometrici. Il resto l’ha fatto la grande esperienza di tanti anni di gare iniziate con la vittoria da cadetto nella gara di Dalmine nel 1977…

e qui permettetemi una piccola riflessione sul modo di utilizzare la moto nelle uscite in compagnia, con l’arrivo dei social che hanno reso virali imprese impossibili e prodezze incredibili per arrivare in cima a mulattiere difficili da affrontare, dove per percorrere pochi chilometri devi impiegare tutta la giornata. Quando sei in gara, nell’enduro moderno, la lotta non è con le asperità impossibili, ma con il cronometro che scandisce i secondi, ed allora devi abituarti a lui ed a quelle asperità devi arrivarci in cima si, ma nel minor tempo possibile, ed in queste condizioni ti fai il tuo “passo” che ti porterai poi in gara quando serve. Ok, riflessione espressa, peraltro condivisa da molti piloti top-level con i quali mi sono relazionato in questi 42 anni di passione per il fuoristrada, dai mitici nomi che hanno fatto la storia della Motoregolarità agli attuali protagonisti dell’enduro odierno.
 

Torniamo alla gara. Finita la linea, raggiungo in fretta il Cross Test, come detto in precedenza è ambientato in un immenso campo di granturco appena mietuto, molto largo e da interpretare. Quando entro io in speciale, le 180 moto che mi hanno preceduto hanno segnato la traiettoria e bisogna seguirla senza inventarsi nulla. Con un 450 l’ideale è mantenere una marcia alta privilegiando lo scorrimento e fidandosi delle sponde createsi nelle lunghe curve. Cerco di aggredire la pista ma, tornando alla mia precedente riflessione, il mio passo in queste speciali non è un granché, perché ho sempre frequentato poco i fettucciati in questa conformazione, privilegiando boschi e mulattiere, pertanto non mi reputo uno specialista. Ho lasciato ovviamente la mappatura 2 con il controllo di trazione attivo e concludo la speciale senza errori, ancora con buona dose di energie per affrontare il secondo giro.
 
L’anticipo al controllo è di 25 minuti ed affido la #526 alle capaci mani di Vincenzo Cacciatore, titolare della Hunter Motorcycles, che mi ha seguito impeccabilmente in tutte 5 le gare ed anche in questa occasione non mi lascia fare nemmeno la benzina, dandomi il tempo di rifocillarmi e di dare un’occhiatina tramite il cellulare al sito dei cronometristi, per vedere come sono posizionato dopo le prime due speciali.
Dieci anni fa questa operazione era impensabile per i piloti e per sapere i risultati dovevi attendere la pubblicazione delle classifiche. Morale, sono in testa alla Super Iron con 30 secondi di distacco ed a metà dell’opera. Sembro un pilota vero, autostima a mille e pronto per affrontare il secondo giro, decidendo di calare un filo il passo, facendo estrema attenzione a non fare errori banali, tenendomi lontano da rami tagliati e passando con maggior cautela nei tratti maggiormente impegnativi del trasferimento.
 
Via con il secondo Enduro Test, che affronto più o meno con la stessa andatura del passaggio precedente, cambiando solo la traiettoria nel passaggio più impegnativo per superarlo con maggior sicurezza.
La concludo indenne e vado via veloce verso l’ultimo Cross Test di giornata. Lo trovo ovviamente più bucato e cerco di fare traiettorie alternative, ma faccio più metri ed alla fine il responso del cronometro è in linea con il giro precedente mentre credevo di averlo abbassato.
Ora manca solo il trasferimento e mi godo appieno gli ultimi chilometri di fuoristrada con la Husqvarna Fe 450, che ho imparato presto ad apprezzare e che mi ha portato a fare, in questo long run test, oltre 500 chilometri di fuoristrada e quasi due ore di prove speciali cronometrate senza il minimo problema e lasciandosi condurre con incredibile facilità.

Prima di consegnare la tabella al C.O. conclusivo, passo da Vincenzo per ringraziarlo con un abbraccio carico di significato e di riconoscenza per il lavoro svolto.
Arrivo ai paddock per la riconsegna della moto e dei documenti a Lello Tasca ed incontro Nicoli, che nel frattempo ha terminato il suo impegno in gara. Rapida stretta di mano, pacca sulla spalla e quando gli faccio notare che la moto dopo questo test di 5 gare è in perfette condizioni senza un graffio, mi risponde che non aveva dubbi in merito e mi strizza l’occhio. Ecco credetemi, oppure no, ma anche queste sono grandi soddisfazioni.

Mi scappa una lacrimuccia e accarezzo istintivamente la sella della moto che mi ha accompagnato, o meglio consentito di vivere quest’avventura, come ringraziamento per avermi fatto divertire e ringiovanire di almeno 10 anni in 5 gare!

Concludo quindi il Trofeo Husqvarna 2019 vincendo la categoria Super Iron, con quattro vittorie ed un secondo posto, davvero impensabile ripensando all’incontro dello scorso marzo in Husqvarna per la realizzazione di un video promozionale per il Trofeo, dove per finzione impersonavo un pilota interessato a parteciparvi. Incredibile davvero.

Lo spazio dedicato ai ringraziamenti per chi ha reso realizzabile questo Long Run Test vincente (il secondo di questa stagione per la redazione di Soloenduro.it) sarebbe lunghissimo, passando per tutti gli uomini dello staff Husqvarna operativi sul campo , ed allora mi limito a fare solo quattro nomi per tutti: Enzo Danesi per Soloenduro.it, Lello Tasca, Marketing Manager di Husqvarna, Arnaldo Nicoli, responsabile del percorso al Trofeo e Vincenzo Cacciatore, titolare della Hunter Motorcycles di Firenze. Vi unisco tutti in un forte abbraccio di riconoscenza e vi do appuntamento al 23 Novembre a Villa Foscarini, Gorgo al Manticano, in provincia di Treviso, per le premiazioni finali insieme ai Campioni Italiani di Enduro della stagione 2019. Quale onore!

 

Max Segale - Soloenduro.it

Fotografie Enzo Danesi e Max Di Trapani