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RED BULL ROMANIACS

L'avventura di uno di noi

pubblicato


2004/2019
16 anni di Red Bull Romaniacs

Il Red Bull Romaniacs è un evento creato da appassionati per appassionati, che dell’enduro estremo ne han fatto una ragione di vita.
Il “papà” di quella che ormai è un classico dell’off road è Martin Freinademetz.
Conosciuto per la sua carriera di snowboarder professionista, nella quale è stato due volte campione del mondo, ha vinto quattro titoli mondiali e ha partecipato ai giochi olimpici del 1998.
Questa comunque non è l’unica disciplina ad attrarlo. Con sua moglie Sigi, infatti, condivide il suo più grande interesse, l'enduro estremo, che li ha portati ad organizzare la prima edizione del Red Bull Romaniacs nel 2004. Da quell’anno il resto è storia.

Diamo un’occhiata alla kermesse appena conclusa e alle edizioni passate, giusto per rinfrescarci un po’ la memoria. Oltre quattrocentocinquanta iscritti e quattro le classi: Gold, Silver, Bronze, Iron.
Taddy Blaziusiak vince il prologo, ma si fermerà presto per un problema tecnico. Graham Jarvis, Alfredo Gomez e Manuel Lettenbichler, che poi vincerà la gara, si sono combattuti per quattro giorni.

Palmares

2019      Austria Manuel Lettenbichler     KTM 300 EXC
2018      South Africa Wade Young            Sherco 300 SE-R
2017      United Kingdom Graham Jarvis  Husqvarna TE 300
2016      United Kingdom Graham Jarvis  Husqvarna TE 300
2015      United Kingdom Jonny Walker   KTM 300 EXC
2014      United Kingdom Jonny Walker   KTM 300 EXC
2013      United Kingdom Graham Jarvis  Husaberg TE 300
2012      United Kingdom Graham Jarvis  Husaberg TE 300
2011      United Kingdom Graham Jarvis  Husaberg TE 300
2010      New Zealand Chris Birch               KTM
2009      Germany Andreas Lettenbichler              BMW G450 X
2008      United Kingdom Graham Jarvis  Sherco 450
2007      France Cyril Despres      KTM 300 EXC-E
2006      France Michel Gau          KTM
2005      France Cyril Despres      KTM
2004      France Cyril Despres      KTM

Date, numeri, moto, nomi di chi sta ai vertici, di quelli che lo fanno per lavoro, quelli bene o male sono i più chiacchierati perché conosciuti a menadito da chi è innamorato di questo sport. Amore, già, quell’adrenalina che spinge ogni pilota a guidare attraverso questo fantastico divertimento, che a dispetto dei risultati finali, dovuti alle diverse abilità personali, vi posso assicurare che se potessimo mettere questo sentimento su una bilancia, per tutti avrebbe ugual peso!


Perciò è da qui che partiremo, dalle emozioni di un pilota non professionista, che lo fa mettere in gioco con se stesso contro il tempo, le avversità della natura a cavallo del suo destriero meccanico per vedere quanto più in là riesca a spingersi, con quel pizzico di sana competizione che gli pulsa nelle vene, per tentare di prendere posizioni in classifica, ma che alla fine lo faranno gioire anche solo per essere arrivati fino alla fine, perché chi corre l’estremo ha come obbiettivo soprattutto questo.

Questa è la storia di un pilota tra tanti, che nella vita fa ben altro, ma si getta in questa avventura, tanto assurda quando romantica, un’avventura che per un amante dell’enduro estremo significa semplicemente toccare la luna con un dito, l’approdo all’isola che non c’è, il sogno avverato di Alberto Facci.

Chi è Alberto Facci? Diamo la parola direttamente a lui

“Sono nato a Malo (VI) il 15.11.1972 ed ho iniziato fare enduro dal 2006, alternandolo per i primi anni con il motocross, che considero come base indispensabile anche per l'enduro. Zanni ha sempre insistito per mixare l'enduro con il cross. Poi si inizia andare nei sentieri dove la moto fatica ed il pilota ancor di più, qui o è amore o odio. Ho iniziato con l'estremo a Lumezzane nel 2012 quando ho conosciuto il Dente del Diavolo. L'amore per l'estremo è scoppiato da lì a poco all'Hells per poi passare a tutte le altre gare…

(n.d.r  Romaniacs 2019 -  Alberto Facci, miglior pilota italiano nella Bronze Class)

Red Bull Romaniacs 2019. Dopo l'ennesimo intervento chirurgico alla clavicola pensavo di aver chiuso con le moto, ma una volta sentitomi meglio, ho capito che non era giunto ancora il momento di abbandonare tutto. L'amico Zeno Pasti, ad aprile, ha avanzato una proposta, tanto folle per me in quelle condizioni, quanto allettante:<< e se andassimo al Romaniacs?!>>
La forma fisica non c'era, ma la voglia di andare si sa che in queste occasioni ha la meglio sulla ragione, per cui ha messo in moto tutto il domino.
Come preparare una gara simile? Prima di tutto, come dicevo poc’anzi, serve il fisico, perciò sotto con gli allenamenti, che sono tutt’altro che di semplice attuazione, servono il posto giusto la gente giusta. 
Il Trentino ha un terreno simile alla Romania; terra, radici e tanti alberi da scavalcare. L'amico giusto è Robertino di Cles, anche lui presente in Romania. Con questo connubio, territorio e compagno, si può iniziare col piede giusto. L'allenamento migliore è la simulazione di gara. Perciò 5 ore non stop con una pausa in mezzo. Replichiamo questo pacchetto per almeno una volta alla settimana, per un paio di mesi. Per adattare una moto a questo tipo di competizione, non serve uno stravolgimento esagerato, io per esempio ho messo una ventola di raffreddamento, ho cambiato il tipo di liquido radiatori con uno adatto a temperature maggiori, paramotore con para marmitta; come pneumatico all'anteriore è necessario un “gommone”, non una semplice 90.90.21, ma una da 100, con relativa mousse da 100 anch’essa, indispensabile per le infinite discese in Romania; al posteriore invece ho montato una Mitas doppia riga verde con una mousse spanciata a dovere per ottenere il massimo della trazione; paramani chiusi e cinghia anteriore pronta nel caso di aiuto esterno.

Molti mi chiedono perché proprio il Romaniacs?
Negli ultimi 10 anni ho partecipato a molte gare di estremo, dall’Erzberg, dove ho fatto 8 cancelli, all'Hells Gate, dove ho partecipato 3 volte chiudendo tutto il percorso del mattino, poi sono andato in Francia all'Enduo du Limousin la gara di campionato estremo Francese più dura dell'anno dove si corre di notte con i fanali.

Tra tutte, però, il Romaniacs la fa da padrone. Mancano completamente le norme di sicurezza, sei da solo per 5-6 ore in mezzo al bosco, non trovi anima viva se ti succede qualcosa, hai un guasto alla moto o se ti fai male, puoi solo chiamare il soccorso e attendere ore.
Un mio amico tre anni fa, 2016 (edizione a cui ho partecipato anch’io), è partito alle 8 del mattino, ha sbagliato il percorso prendendo quello della gold e poco dopo, entrando in panico ha perso il cellulare perdendo così la possibilità di chiedere aiuto. Non so come abbia fatto, ma è riuscito arrivare alle 11 di sera. Romaniacs è tutto questo, sai che puoi contare solo su te stesso, tutto quello che hai imparato sei sicuro che ti servirà e lo metterai in pratica.
Le insidie sono infinite. Io ho fatto pochi errori, ma sarebbe necessario non farne. Il percorso è segnato con dei nastri viola per indicare il percorso come in una gara di enduro normale. I nastri gialli indicano il percorso errato. Quando scende la nebbia ci si deve aiutare con il navigatore. Il colpo d'occhio al percorso mentre si guida è indispensabile. Se sbagli percorso all'arrivo becchi la squalifica.

La mia gara non è stata tanto costante. Nel prologo il mio obbiettivo era di non farmi male e non rompere la moto. Il prologo ha la funzione di servire da trampolino di lancio per la gara vera e propria che si svolge per 4 giorni nelle profondità dei boschi.
Nel 2016 ero riuscito arrivare nei primi 35 e ho fatto la finale, dove il mio posteriore si era incastrato nel copertone di un camion e tentando di venirne fuori, ho bruciato la frizione e ho rotto il telaietto posteriore del mio KTM 300.
Quest’anno non doveva andare storto nulla, perciò l’ho affrontato con maggiore sicurezza, piazzandomi però in 71ª posizione.

La voglia di rivincita è arrivata presto. L'indomani si parte per la prima giornata di vero enduro duro. Al via tanti piloti davanti a me, ma sorpasso dopo sorpasso chiudo nei primi venti, ma quasi alla fine della prima giornata commetto un errore che compromette tutto: in una discesa, per fare un sorpasso, sbaglio e finisco a testa in giù, sbattendo forte un fianco. Il dolore della botta ridimensiona l'andatura dei due giorni che seguono.

Nel quarto giorno fisicamente sto meglio, parto determinato con la voglia di arrivare al salitone finale. La pioggia ha reso gran parte del percorso impraticabile. Impossibile non fare qualche scivolata, ma bisogna arrivare senza farsi del male e senza rompere la moto. Nelle discese si deve scendere a piedi, si deve andare nel “vergine” non si può andare dove sono passati i primi. All'improvviso ecco uno dei due punti spettacolo, uno scalino di 10 metri impossibile da salire. I help you and I help you, il mio inglese e le mani degli altri mi aiutano e svalichiamo.  Dopo 6 ore di tribolazione lo vedo è lui, l'arco finale, l'arrivo di tanti mesi di fatiche, full gassssss. Sembrava che la moto sapesse già cosa doveva fare, brividi, gioia, orgoglio, gli amici vicini, la bandiera a scacchi, una sensazione incredibile che non si può descrivere, consapevole che pochi potranno condividere davvero questa esperienza appieno. Ma quello che conta è quello che resterà scolpito nel mio cuore.

Fare un Romaniacs è come per un alpinista arrivare in vetta al k2. La fatica di ogni passo è come la fatica di ogni metro guadagnato verso l'arrivo. La bellezza del bosco in ogni sua forma, radici, alberi da scavalcare e sassi sono infinite prove da superare, ogni metro guadagnato ti dà energia, adrenalina, sai che devi contare sulle tue energie e devi stare attento a non esagerare, il percorso è lungo. Infine ci tengo a sottolineare che io amo la natura, non la vedo ostile, la rispetto, ho trovato di tutto. Un mese fa, incastrato di notte in un bosco, ho trovato due orsi piccoli e pensare alla loro mamma che sicuramente mi stava guardando mi ha fatto gelare il sangue, ma questa natura è meravigliosa e non assaporarla sarebbe non vivere appieno la vita.

La famiglia mi ha supportato, mio figlio Nicolò è stato aiuto indispensabile al paddok, l'amico Daniele nei check point indispensabile, il meccanico Cico che ha preparato un mezzo diabolico. Il team No Fears, di cui sono presidente, è composto di tanti piloti che mi hanno sopportato dall'Italia. Gli sponsor Arcoprofil, Essebi e Genera, l System Pack.

Grazie a tutti voi redazione di Soloenduro.it che mi avete dato l’opportunità di raccontare questa mia Red Bull Romaniacs.

Alberto Facci. 

Fotografie: Red Bull Romaniacs