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HENRIK KRISTOFFERSEN

IL NUOVO AMBASCIATORE DI HUSQVARNA MOTORCYCLES

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HENRIK KRISTOFFERSEN – IL NUOVO AMBASCIATORE DI HUSQVARNA MOTORCYCLES

L'ENFANT PRODIGE DELLO SCI, CAMPIONE DEL MONDO E MEDAGLIA OLIMPICA A SOLI 22 ANNI, È ANCHE UN APPASSIONATO CROSSISTA. ECCO COME VEDE IL RAPPORTO FRA I DUE SPORT DALLA SUA PROSPETTIVA PRIVILEGIATA

Entrato negli annali come più giovane medaglia olimpica nella storia dello sci alpino, il norvegese trapiantato in Austria Henrik Kristoffersen è un appassionato praticante di motocross, e ambasciatore del brand Husqvarna Motorcycles. 

Professionista da quando aveva 17 anni, capace di vincere la sua gara di debutto alla celebre notturna di Schladming, Henrik Kristoffersen ci ha parlato della sua crescita, del suo allenamento e della sua passione per il marchio Husqvarna Motorcycles. 

Henrik, da poco ti sei trasferito a Salisburgo. Ti piace l’Austria? 

“Sì, è stata una decisione in parte pratica e in parte emotiva. Salisburgo è molto più centrale rispetto alla Norvegia, e mi permette di allenarmi a Reiteralm senza dover passare 200 e più giorni all’anno tra alberghi ed aerei, come quando stavo in Norvegia. Emotivamente mi piaceva il fatto che Salisburgo fosse una bella città, internazionale e con una mentalità aperta.” 

Nessuno shock culturale, quindi. 

“Non troppo. Penso che la mentalità norvegese e quella austriaca siano piuttosto simili. Ho passato molto tempo in Austria, e avevo già familiarità prima di venire qui. Parlo un po’ di tedesco e mi trovo bene.” 

Parlaci della prossima stagione.

“Ci sono stati cambiamenti tecnici, come gli sci che avranno una sciancratura più accentuata. Questa è una grande differenza quando si scia al limite, visto che sono molto più rapidi nei cambi di direzione. Non è facile abituarsi, e tutti stanno lavorando sul materiale, anche in vista delle Olimpiadi invernali in Corea del Sud.” 

Qual’è il segreto della tua velocità?

“Non c’è nessun segreto, solo duro lavoro! Ho lavorato molto sullo Slalom Gigante, dove devo migliorarmi di più per puntare alla Coppa del Mondo. Ho anche messo su qualche chilo per essere più potente, oltre che tecnicamente migliore. Questa è la mia priorità per la stagione.” 

E da dove arriva la tua passione per il Motocross?

“Mio padre ha iniziato a praticarlo a 14 anni, soprattutto perché mio nonno gli aveva proibito di andare su strada; anche una volta presa la patente, rimase appassionato di off-road. Quando ero bambino ricordo che in garage c’era questa ‘cosa’ nascosta sotto un tappeto, che mi faceva anche un po’ paura… oggi so che non era un mostro, ma una Husqvarna da cross! Quello è stato il mio primo incontro con il motocross, poi ho iniziato a guardare videocassette di mio padre, come ‘Crusty Demons of Dirt’, fino a consumarle. Poco prima di compiere 6 anni, ricevetti una minicross Husqvarna 50 cc, e da allora non ho mai smesso di andare in moto.” 

È in quegli anni che ti hanno dato il soprannome di ‘Wild Child’?

“Sì, a scuola facevo fatica, non riuscivo a star seduto e me ne andavo in giro tutto il tempo. Avevo questo bisogno di muovermi, ero abituato a sciare e a fare motocross e lì mi dicevano di stare buono e fermo ad ascoltare per un paio d’ore di fila… Come risultato mi guadagnai quel soprannome, che mi piaceva molto anche se ora è un po’ superato.”
 
Non sei più ‘selvaggio’?

“Non in quell senso. Continuo a pensare che la moderazione sia per i codardi e voglio andare per la mia strada, non fare quello che fanno gli altri. Ma negli ultimi anni, specialmente l’anno scorso, penso di essere cresciuto molto sul piano personale, perdendo un po’ di quella impazienza. Anche se di tanto in tanto torna fuori.”
 
Come mai?

“Se sei un atleta professionista, fin da ragazzino, il tempo ti vola. Dopo la mia prima vittoria a Schladming sono stato sorpreso dall’improvvisa popolarità, dalle aspettative, e ho scoperto aspetti dello sport al di fuori dello sport: aspetti legali, aver a che fare con le autorità, I contratti e alter cose. Ora che vivo da solo, questa esperienza mi ha fatto crescere molto.” 

Come per molti crossisti, tuo padre ti fa da manager.

“Non lo vedo come un manager. È mio padre e il mio allenatore, sì, e si occupa di un sacco di aspetti della mia carriera. In parte è necessario per permettermi di restare concentrato sulle gare: non sarei dove sono oggi senza di lui e la mia famiglia, e non vorrei che nessun altro si prendesse cura delle mie cose.” 

Perché?

“Per me è una questione di fiducia. Mio padre sarà sempre mio padre, mentre un manager che dovessi assumere potrebbe passare a occuparsi di qualcun altro nel giro di due giorni. Il sangue non è acqua, come si dice, e io voglio essere sicuro di potermi fidare al 100% della persona che segue questi aspetti per me.” 

Tornando al cross: hai appena corso 2 manche da 25 minuti all’X-Bowl qui a Salisburgo. È una forma di allenamento per lo sci?

“Penso che il motocross sia lo sport fisicamente più impegnativo che esista. È eccezionale per allenare il cuore e i muscoli, oltre che l’equilibrio e la coordinazione: tutto quello che mi serve per sciare. E la cosa più bella è che il cross unisce questo fantastico allenamento a un sacco di adrenalina e divertimento. Ho il massimo rispetto per i piloti professionisti, e faccio fatica anche solo a immaginare quanto debba essere duro allenarsi e correre con ritmi così serrati.” 

E ti piace il tuo nuovo 'attrezzo'?

“Assolutamente! La Husqvarna FC 250 è leggerissima, potente e ha una fantastica maneggevolezza. Soprattutto per me, che in inverno devo interrompere il motocross. È perfetta, perché ci salto su in primavera e parto senza bisogno di tanto tempo per riprendere le misure. La forcella WP AER 48 è spettacolare, semplice da sistemare e l’avviamento elettrico torna sempre utile, specie quando sono un po’ arrugginito! (ride)” 

Venendo dalla Scandinavia, cosa pensi del marchio Husqvarna Motorcycles in generale?

“Husqvarna è un marchio svedese con una tradizione pazzesca. Sono cresciuto guidando moto Husqvarna e vedendo mio padre sempre su moto Husqvarna, per cui in un certo senso sono stato ‘programmato’ nella mia infanzia. Sono molto colpito dallo sviluppo del marchio dal 2013, penso che sia più ‘svedese’ oggi di quanto lo fosse in precedenza. I colori, le foto e tutto l’insieme sono affascinanti, e la qualità è superba. È anche bello che io e papà possiamo fare oggi le stesse cose che facevamo quando ero bambino, nelle stesse piste, negli stessi boschi e sempre con Husqvarna, un marchio nel quale ci identifichiamo.” 

Segui anche le corse? 

“Sono appassionato di tutti gli sport motociclistici, soprattutto il motocross. Guardo spesso le gare in TV, e vado a vederle dal vivo quando posso. A volte ho lo schermo diviso a metà, con lo sci da una parte e il cross dall’altra! Seguo un po’ tutte le discipline off-road, ovviamente tifando per i piloti Husqvarna. Nel 2017 il Supercross di Las Vegas è stato pazzesco, e la competitività della MXGP è da togliere il fiato. ” 

Se fossi un pilota, in che specialità ti piacerebbe gareggiare? 

“Tutte le discipline off-road richiedono un livello di abilità paragonabile e ho un gran rispetto per tutti i piloti, ma per me sceglierei il motocross. Penso che sia il vertice, dove lo sport raggiunge il massimo in termini di azione, adrenalina, tifo; e anche la disciplina più difficile in termini di concentrazione e preparazione fisica e mentale.” 

Ti piacerebbe essere un pilota ufficiale Husqvarna?

“(ride). Ho seri dubbi che possa stancarmi di sciare, senza contare che sono lontanissimo dal livello richiesto! Ma se avessi l’opportunità e pensassi di poter arrivare a un livello sufficiente, ovviamente mi piacerebbe. Ma credo che ci vorrebbe così tanto tempo che mi conviene continuare a sciare!”