Solo Enduro - la casa degli Enduristi italiani

sei in:  notizie  |  Prova 501 Micheluz

Prova 501 Micheluz

Oliver Tresette l'ha provata per noi

pubblicato


Mesi di inattività motociclistica a causa di un lavoro che mi porta via da casa per lungo tempo, non mi fanno certamente scemare la smisurata passione per l’enduro.

Nei pochissimi giorni tra le mura domestiche scalpito per fare almeno un’uscita, ma la mia moto si trova chiusa in un garage di un amico che, naturalmente, non c’è.

Sto per disperarmi, quando ci scambiamo un paio di essemmesse con Maurizio Micheluz, il quale mi dice: -e che problemi ci sono, io ho una vecchia Yamaha che ti presto volentieri.-

Non mi sembra vero, carico il borsone in macchina e mi fiondo verso Pordenone.

Ho solo due orette per potermi gustare la parentesi enduristica, già prevedo entrate a fuoco nei canali, aperture di gas con anteriori che puntano il cielo e staccate al limite.

La realtà naturalmente sarà completamente diversa.

Mauri è già lì; con il bombardone ufficiale sul cavalletto, una fiammante Husqvarna FE501 che sprizza testosterone da tutte le parti.

Al suo fianco la Yamaha 250 con la quale il campione europeo in carica ha corso la stagione 2008.

Neanche il tempo di vestirmi e già le moto sono accese per riscaldare le loro unità termiche. 

Mauri mi dice: -dai prova l’ufficialona- ed è così che ci salgo e ci faccio due ore, relegandolo sulla sua vecchia Yamaha.

Partiamo dal presupposto che non ho fatto alcun tipo di attività fisica nei sei mesi precedenti, l’ultima mia uscita risale ad una gara di italiano senior a marzo, quindi sono una "pappa di pippo”, con un residuo di sonno delle notti perse al lavoro e di fusi orari sparsi qua e la.

Inforcare un colosso da 60 cavalli non è proprio rassicurante, io che provengo dalla piccola e leggera 250.

Seguo Maurizio nel giro di ricognizione, un pistino con tronchi, sassi, curve con e senza appoggio. 

Mi dimentico che la moto non è la mia e mi dimentico pure che non guido da mesi. Il mio ritmo è ridicolo in confronto a quello del track inspector, ma, con grandissima sorpresa, inghiotto i tronchi e infilo la moto nei canali: va dove voglio io.

Non penso alla mole, alla potenza, mi godo le curve, le staccate, alla facilità di impennare per sorvolare letteralmente l’ostacolo. non carico nemmeno con le gambe, apro la farfalla ed il cavallo di razza alza l’anteriore e digerisce radici e tronchi con il mono.

Ci spostiamo verso un tracciato sabbioso, penso che sia il Traction control a limitare le derapate; ma in realtà, grazie al connubio vincente con la frizione automatica Rekluse, non alzo polvere e riesco a far tanta strada senza far sbandierare il posteriore e tenendo una marcia in più rispetto al mio duemezzino, grazie ad una coppia che potrebbe trainare un Intercity.

Non ho spostato una leva, non ho toccato un click al mono, non ho toccato un click alle forcelle, non ho toccato i tasti dell’elettronica e non ho nulla da dire. Sono sbalordito. Non ho nemmeno sudato. Ma cosa sta facendo Husqvarna? 

Ha reso un 500, una moto da assoluta in mano ad un campione come Micheluz, fruibile anche per l’Oliver Pilté, uomo da regionale che pensava di poter pilotare al massimo il 250 senza morire d’affanno? Il tutto dopo 6 mesi d’assenza da allenamenti di qualsiasi tipo?

Un balzo in avanti rispetto alle 2016 notevolissimo. La moto risulta solo un pochino ingombrante quando la si vuole stringere con le gambe, il serbatoio importante regala grande autonomia ma ha anche la sua bella pancia. 

Baricentro azzeccato, la moto scende in curva bene. La pistonata in staccata quasi azzerata, forse la Rekluse in questo aiuta, si entra poi in curva con una marcia in più e le cose avvengono in maniera molto più veloce.

Il traction control l’ho apprezzato nel terzo fettucciato, un fondo durissimo e viscido, pietre lisce con sopra della terra bagnata. Io aprivo con disprezzo e la moto era sempre sotto controllo.

Un grande aiuto per l’amatore che, stanco alla fine di una prova speciale, non riesce più a centellinare il gas e pelare la frizione.

Braccia dure? Beh, seguendo i consigli dell’amico poliziotto, ora guido con il corpo e mi appendo poco al manubrio: l’Arm Pump è quasi un ricordo grazie a questa tecnica. Certo quando si apre il gas mi sembra di essere su un Boeing quando ci si stacca in volo. La ruota anteriore guarda il cielo quasi ad ogni uscita di curva ed ogni apertura di gas va pensata, perché la curva successiva arriva subito. 

Una grande sorpresa insomma, una moto per tutti, con quella coppia che ti porta su in mulattiera senza pensieri, con la tazzina del caffè da una parte e, se usate la rekluse, con la sigaretta dall’altra. Perché lei non sciupa.Il Traction control non sbanda. E la sua coppia è inarrestabile.

Il peso? qualche chilo in più, che però io non ho sentito. Davvero. E se lo dice uno abituato alle giapponesi smilze potete crederci. Sulla bilancia ne avrà, abbondanti, 10 in più, ma il bilanciamento perfetto ne fanno una delizia tra i paletti.

Unica differenza sostanziale con la moto di serie è la forcella. Ho guidato con la Cone Valve all’anteriore. Se però le geometrie rimangono le stesse rispetto a come esce dal concessionario, la moto è meno puntata sull’anteriore garantendo così più stabilità sul veloce e un filo meno reattività in curva. La versione precedente invece aveva delle forcelle cedevoli ed aveva un posteriore molto più alto. Maurizio mi ha spiegato che anche le forcelle originali sono più sostenute rispetto alle 4CS e che in realtà la moto che ho guidato oggi non si discosta da quella che potreste trovare nei saloni. 

Buon gas a tutti, e che il Traction control sia con voi!
E detto da uno che il TC lo vedeva di sbieco...........