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Abbiamo fatto visita a..

TM RACING

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Cosa si cela dietro la sigla TM?

Un breve accenno di storia e poi la visita alla fabbrica.

Ad accoglierci troviamo Marco Ricciardi, responsabile marketing e pubbliche relazioni che ci porta nel suo ufficio, gentilmente ci fa sedere e ci racconta uno stralcio della storia passata e recente di TM Racing. Un’azienda italiana, dal cuore racing. Il contesto che fa da cornice all’attività, che si occupa della costruzione di moto da enduro, cross, motard e di motori per kart, è la città di Pesaro, patria dei due padri fondatori, Francesco Battistelli, esperto telaista, tanto da esser soprannominato “Mr. Telaio” e Claudio Flenghi, abile motorista nominato con lo pseudonimo di “Mr Motore”. Non bisogna però farsi ingannare dai due appellativi, in quanto non deriva da essi la sigla del noto marchio, ma lo scopriremo più in là.

Nati entrambi con la passione per i motori, all’età di 12 anni, come spesso era d’uso all’epoca, vennero mandati a fare gli apprendisti presso due diversi garage, uno di auto e l’altro di moto.

Una volta acquisito il libretto di lavoro, Battistelli venne assunto presso un’officina Fiat, mente Flenghi maturava le sue esperienze attraverso un tour di differenti altre; la prima fu la MotoBi,a seguire la Benelli, per poi passare ad essere meccanico auto dell’Alfa Romeo, Fiat e infine Lancia.

A 25 anni si sentì pronto per aprire un’attività in proprio, un’officina per auto.

L’amicizia che legò i due ragazzi fin dalla prima gioventù, non si perse col tempo, anzi si rafforzò grazie alla passione per il mondo dei motori e delle due ruote da fuoristrada. Cominciarono a sperimentare, quasi per gioco nell’officina di Flenghi, le prime elaborazioni su modelli già esistenti e lo stesso Battistelli le provò in gare da cross con risultati soddisfacenti. Qualche tempo dopo, Flenghi montò un altro motore modificato su un kart iniziando a correre in questa disciplina. Da sottolineare che in entrambi i casi, i telai dei due mezzi furono costruiti in proprio. I successi in gara si susseguirono e quello che era stato all’inizio un “gioco” post lavorativo, ora richiedeva a gran voce un ruolo di primo piano.

Fu così che, sul finire del 1975, abbozzarono l’idea di un motore interamente di loro manifattura, rendendo poi concreto il progetto l’anno successivo ed affidando le prime moto da cross totalmente prodotte da loro a diversi piloti, che agilmente le portarono sui primi gradini del podio in differenti campionati.







Nel ’77
, i due costruttori decisero di lavorare stabilmente al loro progetto, unendo le loro forze sotto un unico tetto ,quello dell’officina di Flenghi e di dare un nome alla loro “figlia”. Il più adatto fu giustamente un acronimo derivante dal nome della cosa più importante che un uomo possa avere: i rispettivi figli, Thomas e Mirko. Nacque così la TM.

Nello stesso anno, Gastone Serafini divenne pilota collaudatore della casa pesarese, aiutando notevolmente Battistelli nello sviluppo del nuovo mezzo e dandogli lustro ottenendo ottimi risultati sportivi.

Il vero e proprio trampolino di lancio, per quanto riguardava la loro futura produzione in serie, fu il Salone di Milano del 1978, che proiettò il loro nome anche all’estero, facendo accrescere la richiesta del loro nuovo modello e rendendo forte l’esigenza di maggiori spazi lavorativi. Dovettero lasciare i locali della piccola fabbrica dei sogni di Flenghi, per trasferirsi nello stabilimento di via Fano, tuttora loro sede. In quello stesso anno, oltre ogni loro più rosea aspettativa, vennero prodotte ben 200 moto da cross.

Nel mentre la famiglia Serafini entrava in società coi due proprietari iniziali.

Nel ’79 la squadra corse TM, oltre a Serafini, ingaggiò come pilota un certo Tommaso Lolli, che contribuì attivamente ad un maggior sviluppo della moto in se.

Questo fu l’anno in cui l’azienda pesarese iniziò ad occuparsi anche del settore “regolarità”.

Il 1982 segnò un altro importante cambiamento nella società; Battistelli decise di staccarsi dal gruppo ed al suo posto subentrò Gastone Serafini che, a fine carriera agonistica ormai, desiderava occuparsi a tempo pieno della conduzione della ditta già in parte di sua proprietà.

Da allora ai giorni nostri un susseguirsi di piloti, in un continuo crescendo, portarono a casa rilevanti risultati a livello nazionale ed internazionale, sia nel settore moto che in quello kart.

Scelta dei materiali, componentistica tra le migliori, lavorazioni di serie ma di alta qualità artigianale, motori forniti come standard, ma che nascono già racing, sono le caratteristiche del marchio TM, che pone sul mercato mezzi forse non facilmente utilizzabili nel quotidiano, ma molto efficaci in gara. Questo ne giustifica anche i costi.

A partire dal 2008, dopo averlo testato sulla MX –F 450 di Manuel Priem, si passò dal telaio perimetrale in acciaio a quello in alluminio.

La produzione dell’anno appena trascorso ha superato i 1260 veicoli, Il periodo dove TM ebbe più riscontro di vendite fu quando Alex Puzar corse il mondiale per la marca pesarese e le vendite superarono le 1500 unità annue. Ultimamente oltre alla gamma cross e kart, le esigenze di mercato hanno indotto a sviluppare una gamma motard, dove i motori, così come nel cross, vengono estremizzati per poter seguire la tipologia di corsa. Nell’enduro tutto questo non accade, ma si limita ad una personalizzazione voluta dai piloti stessi.

Per quanto riguarda la stagione 2014,la TM Racing nel Team Factory Enduro capitanato da Luca Cherubini, schiererà: Aigar Leok, che correrà nella E3 con la 300 2t; il Finlandese Eero Remes (riconfermato per due anni) con la EN 250 FI Factory nella E1; Dawid Ciucci parteciperà agli Assoluti d'Italia Under 23, con una 125 2T e al Mondiale della classe EY.

Nel ramo cross invece il Team Manager Ilario Ricci porterà nella prima linea della MX1 Tanel Leok e Davide Guarneri , mentre il giovane pilota svizzero, Christopher Valente, in quella della MX2.

Nella classe motard invece faranno parte della squadra Factory Thomas Chareyre, affiancato dal quattro volte campione del mondo Thierry Van De Bosh.

Nella specialità dei kart invece, vengono fabbricate due tipologie di propulsori, uno a ripresa diretta e l’altro a marce, dei quali vi è una produzione annua mediamente di 2500 pezzi. TM, leader nel mondo dei kart, dove i mondiali vinti nelle diverse categorie sono molteplici, fornisce e gestisce solamente i motori per 5 Team.

Nel Rally invece è stata realizzata una moto apposita per tale specialità e si trova già in vendita dai concessionari.

Dopo averci illustrato storia passata e recente ma anche progetti futuri, Ricciardi ci accompagna nei reparti produzione.

Qui per noi si apre un mondo che non ci aspettavamo. Passando tra i banchi di lavoro degli operai che assemblano i motori dei piloti ufficiali ci accorgiamo subito di come nell’ambiente si respiri un’atmosfera familiare. Marco ci spiega che la diversità tra i modelli di serie e quelli ufficiali è poca per quanto riguarda il motore, se non una più curata e ricercata personalizzazione per il pilota. La cura che viene dedicata alla produzione dei clienti è la medesima. La rifinitura dei cilindri fatta a mano singolarmente su ogni pezzo è quasi maniacale, l’attenzione messa da chi lavora è veramente certosina. Persino le centraline dell’iniezione vengono tarate e testate manualmente.

Non molto distante da questo, si trova il reparto fresatura e tornitura. Qui prendono posto cinque enormi frese a controllo numerico (vedi video) che finiscono pezzi come carter, cilindri, forcelloni, telai, pedane, piastre, piccoli particolari del motore, mozzi dei cerchi, di tutto e di più. Su queste gigantesche macchine vengono fresate finemente miriadi di piccole parti della moto che poi verranno assemblate nell’apposito reparto. Il passo e breve, così ci dirigiamo nel reparto assemblaggio. La cosa che ci ha colpito maggiormente è stata la competenza e la professionalità di ogni assemblatore. La moto non passa di mano in mano come in una qualsiasi catena di montaggio industriale, ma rimane in consegna ad un unico operatore che la costruisce e monta dalla A alla Z, dal manubrio al carburatore, dalla sella al fanale.

Per quanto riguarda la sala progettazione, abbiamo potuto dare solo una frugale sbirciata da dietro le vetrate con tendine semichiuse; un luogo quasi top secret, dove gli ingegneri stavano progettando le future innovazioni e cercando migliorie alternative alle esistenti, insomma un reparto off limits per noi e credo sia normale. Poco più in là l’officina dedicata alle sospensioni, luogo parzialmente riservato, dove abbiamo solo potuto vedere ma non fotografare. In seguito siamo giunti nello spazio destinato ai test di funzionamento, dove l’operaio conclude il montaggio con la prova di messa in moto per poter valutare lo stato di funzionamento del veicolo. La visita in TM si è conclusa poi nel reparto spedizione, dove le moto vengono imballate secondo due diverse modalità, Italia ed estero.

La meraviglia provata nel poter vedere come nascono questi piccoli gioielli di natura ancora artigianale in questo mondo ormai estremamente industrializzato, è stata molta, tanto che ci è venuto quasi istintivo paragonate la TM Racing a una piccola Ferrari, paragone forse azzardato direte, ma l’accuratezza, manualità e precisione messa nella produzione, non ha potuto far altro che portarci a pensare a questa similitudine.

Ringraziamo TM Racing nella persona di Marco Ricciardi per l’ospitalità e la disponibilità assoluta concordataci.

 

Lara Suffiotti/Enzo Danesi
Foto e Video Enzo Danesi: Soloenduro.it