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pubblicato


Da Bresciaoggi (www.bresciaoggi.it) del 08/07/2013

LA TRAGEDIA DI SAN SEVERINO MARCHE. Maurizio Zucchetti, 52enne pilota bresciano, è finito nel terriccio durante un normale trasferimento. Il mezzo gli si è impennato mentre cercava di farlo uscire da un canalone. Il fratello: «Era speciale, aiutava tutti. E non voleva più correre per la figlia»

Tragedia al campionato italiano Motorally a San Severino Marche: il pilota bresciano Maurizio Zucchetti, 52 anni, è morto mentre stava disputando la quinta gara della competizione. Aveva da poco terminato la prima prova speciale della giornata e in un tratto di trasferimento in località Terrebianche nella frazione di Ugliano, che stava percorrendo a velocità ridottissima, è finito in un canalone di terriccio: ha cercato di uscire, ma la moto si è impennata e gli è caduta addosso, schiacciandolo. Un incidente banale e per certi versi assurdo: i partecipanti sono monitorati con un sistema Gps e Zucchetti, secondo quanto hanno ricostruito i carabinieri, viaggiava a una media di 5 km orari. Gli ha prestato i primi soccorsi, pochi minuti dopo, Fabio Franceschini, medico chirurgo anch'egli in gara, poi è intervenuto lo staff medico del rally con l'ambulanza, ma i tentativi di rianimare lo sfortunato pilota sono stati inutili.  Zucchetti, nato a Erbusco, era molto conosciuto nell'ambiente dei rally, che frequentava fin dai primi anni Ottanta, quando era nata la specialità. Anni fa aveva partecipato a gare internazionali in Africa. Lascia la moglie Monica, che stava assistendo alla gara, e la figlia Giulia.  IL CAMPIONATO italiano, che si disputa in sette gare in altrettante località, era per la prima volta a San Severino Marche: 180 i partecipanti su un tracciato di 150 chilometri con due prove speciali in linea, una di 23 km (quella appena completata da Zucchetti), l'altra di 12 km. Ma con l'incidente quella che doveva essere una festa si è trasformata in un dramma: appena la notizia si è diffusa la gara è stata sospesa in segno di lutto, i piloti sono rientrati al paddock e poi si sono organizzati per tornare a casa, mentre il coordinatore nazionale Motorally Antonio Assirelli è andato sul luogo del sinistro per collaborare con i carabinieri. A ROVATO ERA IL CAMPIONE di umanità e generosità, non solo campione dello sport innamorato della famiglia: questo il ritratto di Zucchetti di chi lo ha conosciuto quando motocross e lavoro nell'azienda paterna scandivano i ritmi della sua vita. In via Grandi, una traversa della ex SS11, a Rovato, nella villetta di fronte all'azienda dove aveva continuato a lavorare anche quando non c'era più spazio nella bacheca piena coppe e di titoli nazionali e internazionali, individuali e a squadre, un vicino, scosso per la scomparsa, lo ricorda come «un campione di disponibilità».  «Maurizio aiutava tutti: era un campione anche in questo e non possiamo dimenticarlo anche se si era trasferito da alcuni anni a Erbusco con la moglie Monica e la figlia Giulia giunta dopo anni di attesa» racconta Gianmaria, il fratello minore del campione, con la voce strozzata. «Abbiamo saputo che Maurizio era morto per un incidente verso le 13,30: non riuscivamo a crederlo. Mio papà che sta ancora piangendo la mamma morta in autunno è rimasto distrutto dalla notizia. Non riusciamo a crederci: Maurizio era un uomo d'oro, non solo per lo sport, ma per tutti». Non solo. «Era una persona di parola che aiutava tutti anche a costo di far vincere un avversario - ha continuato il fratello -: che io ricordi non ha mai litigato con nessuno. Ha vinto tre titoli individuali e sette a squadre: era l'uomo immagine della Morini e ha saputo portare alla vittoria Roberto Buona e gli amici della sua squadra Moto club Oggiono. Nello sport come nella vita non sapeva dire di no a nessuno, anche quando costava, ha fatto cose incredibili e assurde per tutti. Con il suo carrello era capace di correre tra le dune per raggiungere nel deserto chi aveva bisogno di aiuto. Era un appassionato musicista, suonava da autodidatta batteria e basso, ed era riuscito a coinvolgere oltre agli amici anche mio figlio Filippo, il suo nipote preferito, a cui aveva regalato la sua batteria».  Il fratello spiega: «Era andato ad abitare a Erbusco con la moglie e la bambina che, quattro anni fa, a un anno ha rischiato di morire. Per lei aveva lasciato l'agonismo e le gare, dicendo che non voleva rischiare di lasciarla orfana, la sua bambina che aveva bisogno di lui. Tutti però continuavano a chiamarlo e a insistere perchè la sua immagine lo aveva fatto conoscere in tutta Europa. L'altro ieri aveva accettato di andare a San Severino più per far fare due giorni di mare alla bambina e alla moglie: non c'erano rischi. Invece...».

Giancarlo Chiari