Solo Enduro - la casa degli Enduristi italiani

sei in:  notizie  |  Anabasi. “Spedizione verso l’interno “

Anabasi. “Spedizione verso l’interno “

pubblicato


Anabasi. “Spedizione verso l’interno “ . Dal greco antico, per mano di Senofonte , scrittore e soldato e , diciamolo , uomo fortunato. Lui sopravvisse.

Mentre smonto il RoadBook dall’Ossa 250 del ’72 che nei miei deliri notturni avrei voluto immolare al fango dell’Umbria, e lo rimonto sull’Honda 300, mi sento poco Senofonte ed un pò fighetto, ma la vita è così. A volte fai la cosa giusta e nel farlo provi meno piacere di quanto non proveresti a tuffarti scientemente nelle difficoltà.

In preda a questi deliri filosofici degni di Tamarreide stringo le cinghie a cricchetto e partiamo. Destinazione Pietralunga, una valle meravigliosa e verdissima, ove pare piova più che a Gorizia e d’inverno avvistino ancora il lupo di Gubbio. 

Giorgio e Beppe, ai quali ho detto che Rally in questo caso è nel senso di “raduno”, ci credono poco ma cantano felici canzoni di Sanremo anni ’80 per farmi sentire Dan Harrow e al casello di Bologna mi rendo conto che no, per quanto sconclusionato io sia , definitivamente a questo mondo non sono solo !

Pietralunga: piccola, medioevale, vagamente sopita in un clima autunnale, ci colpisce per la pioggia, (infatti come in ogni buon Rally, porca vacca , piove) e soprattutto per un cartello di foggia medioevale con una scritta antica : PADDOCK !

Un pò rauchi dopo l’ultimo pezzo cantato di Scialpi arriviamo trionfanti e ci accoglie il Motoclub Umbria al gran completo: Filippo Ceccucci, Lillo, Giò Umbro, Giocody da San Marino, Monica Bellucci senza marito venuta ad aiutare ai timbri, Marco Castaldi sponsorizzato Dolce e Gabbana, Caterina Ceccucci con capello in piega da gran soirèe , Riccardo “Ricky “ Fedi (storico protagonista di un certo racconto da premio Strega che leggerete presto) ed un losco personaggio in preda a pene amorose, con una felpa rossa da carcere di massima sicurezza, che sgranocchia cetrioli come un fido della dieta a zona e millanta il gran gas che darà il giorno dopo . Ma lui, il Polpo, nell’animo è triste. Si è nuovamente innamorato di una piacente signora alla quale ha scroccato la sera la cena prima, peraltro fidanzata, lei, ed alterna stritolamenti di innocenti verdure a sospiri da telenovela brasiliana. 

La scena, già di per sè raccapricciante, è interrotta dalle frasi incomprensibili di un certo Duca della Contea di Lu, che sarebbe un piccolo Comune del Monferrato che reclama l’indipendenza come l’Alto Adige. Il Duca-Conte  tenta caparbiamente di montare la carena di Ciro  De Petri su una povera Honda xl 200 Paris Dakar, precedentemente appartenuta ad un famigerato personaggio che ho promesso di non nominare . Il Tortman, ovvero il Duca-conte, ci tiene alla riservatezza.

Bene.  Sono a casa. Il mio cuore vola alto. In questi due giorni starò bene e nessuno mi noterà.

Circa mezzora e quattro bottiglioni di vino dopo arriviamo all’Agriturismo, davvero molto bello, e riscopriamo abitudini e modi di vita per noi dimenticati. La porta è aperta, la cucina anche, un cane pelosissimo ci fa le feste ma non c’è nessuno. Qui nessuno ruba, nessuno chiude, nessuno avvelena il cane del vicino perchè ha rubato il Ciappi al nostro, e nessuno guarda male tre enduristi del fine settimana con le moto accatastate sul carrello come le Dakar anni ’80 . 

Fa freddo, è umido, da noi al nord ci sono 24 gradi e qualcuno pensa ai primi bikini di Alassio ma scendiamo; posso dire scendiamo perchè l’Umbria è una terra bellissima e montuosa, un lungo saliscendi di stradine bianche e sentieri inviolati, spezzata da mistici paesi medioevali che toccano ricordi e fantasie da libri di storia. Ceccucci e soci la conoscono meglio di chiunque altro, ed ho davvero molta aspettativa per le strade che vedrò domani .

Ore nove e mezza di sabato mattina. Siamo di nuovo lì, al Paddock. Operazioni preliminari come ad un Gran Premio, piloti agghindati come a Montecarlo e soprattutto una serie di moto che ripercorrono gli ultimi trent’anni dell’enduro.

Vecchie Africa Twin, che soffriranno non poco nel fango del primo giorno, Tenerè, Dominator , TT, Kawasaki KLR e KX , enduro racing del 2015, un coraggioso con BMW Hp2 ( magistralmente guidato, come ho constatato il giorno dopo ) Marco Tonelli e Giovanni con due strepitose repliche del Fantic Motor che corse il rally dei Faraoni, un Gilera replica che mi ha fatto sognare, SWM Rotax, e molto altro . Tutti sorridenti  e pronti alla scampagnata, che scampagnata non sarà , con foglietti di RadBook che volano dappertutto come un volo di farfalle dattiloscritte. La poesia a volte si compie in un foglio legato con l’elastico e le bacchette da sushi.

L’Organizzazione infatti, fedele alla formula, offriva il roadbook attuale in rotolo per i fighetti come me e la versione vintage, un blocco ad anelli da girare , fissato al manubrio, come nei bei tempi dei primi rally . Sembrava complicato, ma in realtà il taglio dellle note con trip a 100 metri riduceva  la necessità di girare spesso pagina e lasciava spazio all’interpretazione e, diciamolo, al divertimento . Il Tortman per esempio esibiva un road book manuale fatto con una scatolina porta attrezzi e due supporti di  Ikea che ha sedotto gli animi più duri. Ha cambiato quattro parastrappi ma lui, il leggi- RoadBook artigianale è rimasto lì, come pietra dei bastioni di Pietralunga.

I miei due soci di scampagnata dopo aver litigato mezzora con stecchi da spiedini ed elastici colorati di quelli da lancio di pallina masticata delle scuole medie, indossano K-way impolverati e siamo pronti. K-way perchè la scena è toccante ed anche il cielo si commuove. Infatti, ri-porca vacca, piove !

Ceccucci e Giocody sono pronti con crono-iphone, tutti sgomitano anche se c’è un ordine di partenza tipo Dakar, io grido “i piccoli davanti” e tento di passare Giskard, due enormi veneti con Africa Twin suonano il clacson come negli ingorghi romani  ...viaaa !

Partiamo! Tutti , cioè quasi tutti, impennano, Polpo compreso, ma alla prima nota la metà degli impennatori perde foglietti umidi e guarda sconsolata trip originali mai usati.

Il primo giorno sono previsti circa 100 Km, ma la scampagnata si rivela da subito impegnativa. I sentieri sono stretti con alcuni passaggi da vero enduro, questa è l’Umbria, e per quanto l’Organizzazione abbia scelto un percorso prevalentemente facile, la natura  del territorio detta le regole. Il fondo è viscido, le discese nei boschi sono mozzafiato e la formula, ove alla fine alcuni navigano e gli altri imparano, genera trenini e gruppi da gita che divertono un pò tutti. C’è chi si rilassa in mezzo a sentieri improbabili e prende fiato dopo aver rialzato 10 volte maxienduro da pelle d’oca, chi sorpassa a fuoco e poi si ferma al bivio attendendo istruzioni, chi saltella con perizia e senza freni con Fantic sfumazzanti o Honda asfittiche, e chi vuole finire il giro per farne subito un altro. Ma lui, il giro, non si fa finire tanto facilmente. Intanto il tempo cambia ed arriva un pò di sole, e ripenso ai bikini di Alassio che cominciano a prendere forma...pardon, colore !

Alla fine i 100 km stancano tutti,  non solo per il fondo bagnato, e verso le cinque arriviamo  a bere birra ed ascoltare le ultime composizioni bucoliche del Polpo, che intanto si  è innamorato altre due o tre volte, compresa una vigilessa  del posto che ha multato la Bombarda per disastro ambientale. Questo è il rally!

La Ceccucci’s family al gran completo fa la conta, Lillo e soci fanno le scope e raccattano pezzi vari,  santini , dentiere ed altri oggetti di uso comune persi lungo il percorso e ci si ritrova per la cena all’interno di una  grande sala attigua al Paddock.

Giorgio e Beppe, i miei soci, felici come al ballo delle debuttanti, hanno passato il pomeriggio ad accartocciare foglietti e riposizionare elastici, ma non si sono persi, ed è un grande risultato. La formula funziona, si impara senza cronometro e si riesce a capire qualcosa, godendosi il percorso. Domani li metterò alla prova .

Cena. Non so se chiamarla così. Sembrava un raduno di Alpini.  Anziani Umbri ansimanti e sudate giovinette correvano all’impazzata distribuendo bottiglioni, piatti di pasta, salcicce a 10 per volta, mentre timidi enduristi raccontavano prodezze degne di pescatori del Mar Baltico, intendo quelli delle trote da sei metri,  altri proteggevano le gentili signore presenti da brindisi da Octoberfest e Caterina Ceccucci tentava di raccogliere i voti per le coppe del giorno dopo destinate alla moto più belle, più speciali e più vecchie. Ovviamente nessuna capiva niente, me compreso, e mettevamo nomi invece di numeri. Insomma , tutto normale, cena enduristica standard. Se non fosse per il il camelback di Rosso di Montalcino che ho assorbito a mia insaputa, ne serberei un ricordo più preciso,e la foto lo dimostra.

Ore otto e trenta. NON piove. O meglio “sta per non piovere”, che non è una licenza poetica. Gilet e maglia da cross, niente K-Way, occhiali puliti, testa che gira da Rosso insistente, quello liquido che sta nelle bottiglie, e roadbook  (  la prima parte ) montato.

Sembra una gara ma nessuno impenna, tranne Tortman.

Ci aspettano strade bianche, tanto per sgranchirci, e tratti più scorrevoli, così dice il perfido  Ceccucci. Tortman guida , Polpo segue , io e Giskard dietro navighiamo, altri si accodano. Sembra un trekking da parrocchia, mentre Magneto ci passa a cannone con la bandana del giorno prima ancora sugli occhi. Infatti non lo vedrò più.

Dopo un primo pezzo in relax attacchiamo qualche bosco e mulattiere, ma oggi i km previsti sono 200 ed effettivamente è meno impegnativo . Ridiamo tutta la mattinata, appena mi fermo ai bivi per ricompattare il gruppo arrivano tutti in gruppone e sgomitano per passarsi, tranne nel guado del fiume ove la cortesia regna sovrana con sdolcinati “prego, prima tu “ , mentre i flash scattano e nessuno vuole allungarsi sott’acqua. La giornata è diventata splendida e mi diverto davvero molto, mi fermo a fare un pò di foto ed a svestirmi e mi ritrovo solo. Questo è il bello dell’Umbria. Di colpo il frastuono cessa, ti togli il casco e senti il polline, guardi lontano e vedi solo un tetto sperduto. Il mondo è tuo, per lunghi attimi, o per tutto il giorno . Resto un pò lì a contare la poche moto che passano ed i miei peccati, che ho in gran parte rimosso, e riparto.

Un lungo tratto da solo, roadbook perfetto e mi muovo veloce, giù da una lunga discesa pietrosa; bivio dopo bivio arrivo in  valle e trovo Bonfi, con un’Africa Twin con paramucche , cannone laser e stendino per panni che si fuma una sigaretta. Ripartiamo assieme e la sua Enterprise si dimostra davvero agile, io non riuscirei manco ad alzarla. Arrivo tranquillo al paddock e siamo solo una quindicina. Fine del primo tratto. IL mio gruppo non è ancora arrivato, nonostante fosse molto davanti a me e scoprirò che si sono persi senza la mia illluminata guida ed hanno fatto un lungo giro. Ahhhhh! Queste sono le vere soddisfazioni del rallysta! Qualche birra, due biscotti, un pò di Rosso per equilibrare quello di ieri sera, cambio roadbook e sono pronto per ripartire; mi giro e vedo solo Beppe e Giorgio, caldissimi. Tortman sta sostituendo l’ottavo parastrappi, Polpo compone odi che farebbero orrore a Leopardi direttamente sulla sella della Bombarda, altri annunciano improbabili guasti mentre aspettano piatti di carbonara e Giskard ci raggiungerà dopo. Ripartiamo allegri pronti a scattare foto ritoccate da mostrare alle amichette ed iniziamo una serie di sterrati veloci da quinta piena, che, dato il bel sole, mi divertono molto.

Per 20 km andiamo veloci, forse Ceccucci aveva detto il vero, e mentre facciamo finta di annoiarci la ruota morde terra e sassi ed inizia una mulattiera in costa di circa 90 km . Forse meno, non so , ma a giudicare da quelli fermi a scattare foto con aria indifferente saranno stati 80 ! Cerco di dare il meglio di me stesso con lo stomaco a lavatrice e finalmente sbuchiamo in costa su di un pianoro verdissimo . Inizia una delle parti più belle del percorso. Pascoli in quota con l’erba che ondeggia e  sembra di vedere le torri di Gubbio in lontananza e le Chiese di Todi. Il cielo terso vibra un pò per il ritrovato calore e davvero mi sento a casa. La navigazione si fa più complessa, non ci sono sentieri, ed incontro altri tre partecipanti in estasi da foto. Saliamo ancora sino ad una cresta rocciosa e li ci aspetta Filippo con Caterina e Marco Castaldi, reduce da un grave incidente che è tornato per dare una mano. Sembra l’inaugurazione di Pitti Moda a Firenze, il cartello di controllo timbro è sostenuto da ombrellini Dolce e Gabbana, fiorellini sul tavolino e clima da grande festa. Questa è la cosa che ho apprezzato di più. La festa. Il cronometro che non gira stempera la competitività e ci si può sfidare e poco dopo fermarsi ad aspettare. Un raduno; di amici e di futuri amici, che accelerano e si fermano, che staccano la mente e  poco dopo  pensano. In questa epoca ne ho bisogno, dell’alternanza, del sorriso non forzato, del potermi girare indietro senza la sensazione di abbandonare qualcosa che altri prenderanno. Penso a questo mentre ridiscendo in lunghi canaloni nei pianori in declivio e rientro nei boschi Umbri. Ancora sottobosco, ancora sentieri e poi sterrati in pianura mentre i Kilometri corrono . Giorgio e Beppe sono stanchi, 200 km non sono comunque pochi ed alla fine arriviamo alle cinque, in tempo per cambiarci ed andare alla  premiazione. Molti non hanno fatto il secondo giro, ed hanno perso qualcosa, ma che importa. In questo “Slow Rally” alternativo ognuno sceglie il proprio percorso, la propria via, e va bene così .

Mi è piaciuta davvero, ed per chi affrontava per la prima volta la navigazione è stata una scuola importante, in sicurezza. 

Tornerò di sicuro, forse non in quella prevista per le maxi enduro perchè non fa per me, ma la prossima volta con l’Ossa 250 che sarà sicuramente a posto. Per soffrire un pò di più, o per godere un pò di più. O semplicemente per respirare. Che per noi, è tutto !

 

Andrea Revel

Soloenduro.it