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Visita alla Scalvini Racing

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La Scarow/Scalvini Racing, nasceva 40 anni or sono dall’impegno di Franco Scalvini.  L’azienda iniziò come terzista per importanti aziende nazionali e la produzione di Scalvini riguardava quasi esclusivamente motorini stradali come  ”vespe”, “ciao” e simili. Con il tempo la passione spinse papà Franco a sviluppare anche scarichi racing per il fuoristrada ma sempre conto terzi.

Il figlio Gianluigi, ora titolare della ditta, da giovane fu un buon pilota nella classe 125 cc del Mondiale velocità in cui prese parte a 10 Campionati del Mondo.

Nonostante gli impegni agonistici, gli allenamenti ed i viaggi, Gigi, come lo chiamano gli amici, ha sempre bazzicato nell’officina del padre e quando aveva un attimo di tempo, aiutava e si divertiva al banco prove a sperimentare, testare ed anche progettare nuovi scarichi; insomma la passione era di famiglia.

Il fuoristrada ha sempre avuto un importante stimolo per Scalvini jr, tanto che subito dopo il suo ritiro dalle competizioni il padre gli chiese di subentrare al suo posto nell’attività.

Gianluigi non si accontentò però di lavorare solamente per altri. Nel 2008 ritenne necessario un cambiamento delle politiche aziendali, creando due identità in una sola entità: la Scarow, azienda che produce marmitte per conto terzi e la Scalvini Racing, struttura che elabora in modo artigianale scarichi racing per motori 2 e 4t con marchio proprio.

Con l’affermarsi dei motori 4t l’impresa bresciana investì molto per il nuovo segmento e per sviluppare nuove soluzioni ampliò la struttura con macchinari e tecnologie adatte ad essi.

Ad oggi la loro gamma di produzione comprende scarichi alternativi ad alto rendimento per quasi tutte le migliori aziende motociclistiche nazionali e internazionali, ma esclusivamente per l’off road.

La particolarità dei prodotti Scalvini è il loro sviluppo artigianale. I progetti sono sempre e costantemente in evoluzione, quindi non risultano mai definitivi in quanto in perenne miglioramento, questo è il motivo per cui ora la Scalvini Racing risulta essere tra le aziende italiane leader del settore.

Ho potuto vedere e seguire di persona il loro lavoro, dalla progettazione alla costruzione, dai test dei prototipi alle marmitte definitive.

La resa non è sempre condizionata al rumore ma, specialmente oggi, i nuovi regolamenti di gara costringono “giustamente” a silenziare sempre più gli scarichi e la ricerca di adeguate soluzioni deve essere ancora più impegnativa. Ormai la marmitta non è solo “apri e rende”, i fattori da prendere in considerazione per lo sviluppo sono molteplici, anche se le varianti sui motori 4t non sono molte.

Per il 2t la cosa cambia, lo scarico è più complesso e la minima variazione può stravolgere tutto, il millimetro può influire sul rendimento in maniera sensibile. Il progetto teorico viene testato in più soluzioni sul banco prova (A), prendendo vita da le sue prime indicazioni di efficienza (B). La risonanza in una marmitta 2t è molto importante; l’onda di ritorno che la “pancia” della stessa provoca, influisce molto sulla resa perchè funge quasi da valvola, aiutando così la compressione nella camera di scoppio.

Ma partiamo dall’inizio.
Come nasce e si costruisce una marmitta.

La progettazione parte dal computer ed ha canoni precisi. (1) Con un programma apposito si dà vita alla nuova idea, ne vengono studiate le curve, i coni ed il funzionamento teorico.

Il progetto viene poi passato ad una macchina computerizzata, (2/3/4) dotata di strumentazione di taglio al plasma ad alta definizione, così vengono estratte da una lastra in acciaio le varie sezioni (5).  Tagliati tutti i segmenti che compongono una marmitta essi vengono poi passati nelle mani di un operaio specializzato che, per mezzo di una calandra (6), viene dato a ciascuno la propria piega, saldandoli poi a cannello e rifinendo le saldature in maniera certosina su appositi coni in acciaio, passandoli poi su nastri di molatura. (7/8/9).

Fatto questo, ogni parte viene poi congiunta manualmente. L’operazione viene ripetuta per ogni “fetta” fino al congiungimento di tutte le sezioni, che unite con lo stesso procedimento danno forma alla marmitta vera e propria (10>15). Il posizionamento dei ganci d’attacco e la saldatura del bocchettone di scarico viene fatto mettendo la marmitta in apposite dime di riferimento (16/17) che ne concludono il montaggio.

Una volta completato l’assemblaggio lo scarico passa al “controllo qualità”, dove un addetto, opportunamente occludendo un’estremità dello stesso, ne prova la tenuta immettendovi aria ad alta pressione (18). Con questa operazione si verifica che non ci siano difetti nelle saldature e di conseguenza leggere perdite. Anche questa operazione è eseguita completamente in maniera manuale. Una volta superato il test, il prodotto passa poi alla verniciatura (19).

Pure questa operazione non viene fatta a caso. La vernice utilizzata è stata ricercata con attenzione quasi maniacale, scelta, dicono, non poco importante. Viene testata anch’essa al banco prova, proprio perché non debba influire sulla risonanza, debba resistere all’usura, al calore ed allo stesso tempo lasciar vedere le finiture manuali dello scarico, perché anche l’occhio vuole la sua parte.

Il ciclo termina con imballaggio e spedizione.  La factory Scalvini Racing è un vero e proprio reparto corse degli scarichi dove si lavora con un obbiettivo preciso: portare le prestazioni dei motori al massimo livello possibile.

L’artigianalità conservata nella realizzazione delle marmitte Scalvini Racing, aggiunge al prodotto un carattere proprio, una peculiarità di non poco valore tecnico.

Si ringrazia Scalvini Racing per la disponibilità


www.scalviniracing.it

 


 



Enzo Danesi Soloenduro.it


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