AVVENTURA NEL SUD SARDEGNA
di Fabio Ceccato |
AVVENTURA NEL SUD SARDEGNA
- Tutto ha inizio il 22 settembre 2007 dopo una settimana passata con la mia fidanzata a Porto Ottiolu, sul traghetto di rientro ho giurato che sarei tornato il prima possibile a visitarla in moto scoprendo il selvaggio sud.
Rientrato in continente ho passato due settimane pensando e ripensando a lei.
Di cosa parlo?
Ma della Sardegna ovviamente!
Alla fine guardo il calendario e vedo che tenendo chiuso il venerdì potrei farmi quattro giorni di ferie nel "ponte dei morti", prendo immediatamente il telefono e chiamo Massimo (il Secco) sapendo che sarebbe stato disponibile e uno dei pochi pronti a fare un'avventura del genere.
L'entusiasmo era altissimo, ma c'era un problema molto grosso. Ok, si parte per la Sardegna, ma dove andare ???? Già li eravamo in crisi, allora il Secco propone di andare in Corsica perchè aveva delle tracce sul gps, ok, va bene, ma io avevo in mente la Sardegna.
I giorni passano e non avevo trovato nulla sulla Sardegna, ero quasi rassegnato all'idea di andare in Corsica, alla fine mi è venuto in mente che il LELE di SOLOENDURO -grande viaggiatore- poteva avere qualcosa ed il 25 ottobre lo chiamo e gli spiego che ero nella merda perchè volevo fare un "viaggetto" in Sardegna, ma non sapevo dove andare, lui mi dice: ma, dovrei avere qualcosa, domani ti invio le rotte che ho, non sono tante, ma soprattutto non ci sono mai andato, perciò non so se sono buone.
A quel punto mi andava bene tutto, mi arrivano le rotte e vedo che il 90% si snodavano al sud, uno spettacolo, proprio dove volevo andare.
Invio tutto al Secco che inizia a lavorarci per inserirle sul gps, finito il lavoro e appurato che c'erano più di 300 km di fuoristrada, eravamo entusiasti come bambini la mattina di Natale!
Benissimo, aspettando il 31 ottobre guardo e riguardo tutto il giro, faccio un mega tagliando al Dominator, preparo lo zaino con all'interno i vestiti e un altro zainetto con all'interno attrezzi e camere d'arie e sono pronto !
31 ottobre 2007 ore 12.30 :
carico il Dominator e gli zaini sul furgone e parto per Lido di Camaiore dove il Secco ha un negozio di vendita e riparazioni biciclette "ciclikama".
Ore 19.15 partiamo con le moto per il porto di Livorno, ci imbarchiamo e alle 07.15 del giorno dopo raggiungiamo l'Isola al porto di Olbia.Piove.
Durante il viaggio in nave abbiamo riguardato di nuovo tutto il percorso sui gps senza poter immaginare cosa ci aspettava, ma anche questo è avventura.
Primo giorno -Olbia -Ingurtosu-
Prima tappa San Teodoro a far colazione e salutare gli amici che partecipano al raid Adventure 2007, diamo di nuovo una controllata a tutto, chiediamo alcune informazioni stradali e partiamo in direzione Arbus, prossima meta. Nel frattempo ricomincia a piovere e l'acqua ci accompagna fin dopo Nuoro.
Arriviamo ad Arbus, nel frattempo un pallido sole fa risaltare tutto lo splendore dei paesaggi, il Secco continua a dirmi che il nord Africa è simile , e vedendo che era ancora presto cerchiamo l'ingresso della prima traccia in fuoristrada, percorrendo una strada asfaltata di montagna che ci porta fino a Montevecchio.
Imbocchiamo lo sterrato e si iniziamo la discesa in questa magnifico tagliafuoco, l'entusiasmo è alle stelle, ad un certo punto iniziamo a costeggiare un torrente con l'acqua di color rosso, iniziano i primi guadi , si segue la strada che continua passare da una sponda all'altra, ci fermiamo ogni tanto a fare qualche foto, dopo circa 10 km lasciamo questo torrente, ma assolutamente non lo sterrato, arriviamo in cima ad un monte, giriamo la curva e all'improvviso le dune. Commento del Secco: SPETTAAOLO !!! Già stava immaginando di poter galleggiare con la sua Yamaha Tenerè 660 allestita per l'occasione in veste "raid africano";arriviamo sotto queste dune non sapendo neanche dove ci trovavamo, il posto era veramente bello, ma il sogno del Secco dopo poco svanisce, ovunque c'erano cartelli di divieto ad andare con mezzi motorizzati sulle dune. Arriviamo quasi sulla spiaggia e un cartello finalmente ci dice che siamo a Piscinas, facciamo ancora due foto e ripartiamo seguendo la rotta direzione Fluminimaggiore, ma all'improvviso girata una curva ci troviamo la strada chiusa da un cancello "casa di reclusione di Is Arenas" , allora iniziamo la ricerca di un'alternativa, chiediamo ad un anziano del posto che ci indica una strada sterrata che costeggia tutta la "prigione" aperta al traffico. Vediamo che si fa buio e siamo assai provati dagli oltre 300 km di viaggio, allora preferiamo cercare un alloggio per la notte e riprendere l'avventura all'indomani, troviamo poco distante un B&B che per l'occasione ci fa anche cena, e che cena !! Tutto al modico prezzo di euro 30 .
Secondo giorno -Ingurosu Iglesias-
Ci svegliamo verso le sette e dopo un'abbondante colazione salutiamo i proprietari e partiamo, non contenti del primo giorno decidiamo di "cazzeggiare" un pò ma come meta ci siamo imposti Iglesias dove, grazie al sito di soloenduro, ho un invito da parte di Andrea ,un endurista della zona.
Arrivati al primo bivio vediamo delle indicazioni di località e guardando sul gps cartografico notiamo che la strada davanti a noi poteva portarci di nuovo a Montevecchio; non mi dispiaceva l'idea di rifarmi il tagliafuoco del primo giorno, quindi imbocchiamo la strada sterrata davanti a noi senza neppure sapere se veramente ci portava al giro del giorno prima, ci facciamo circa 25 30 km, ma oltre che miniere abbandonate attorno a noi non c'è nulla, ma è bellissimo, io inizio a capire come si deve guidare il mezzo nel fuoristrada ed inizio ad accelerare un pò. Finalmente arriviamo a Montevecchio, felici di aver trovato un anello ripercorriamo il tagliafuoco, le dune del giorno prima, nel mentre ci attraversano la strada alcuni meravigliosi cervi , arriviamo alla strada detta dal locale, la imbocchiamo: è veramente malridotta, sembra una mulattiera vera e propria, sale, sale,sale e finalmente arriviamo in cima al monte da dove riparte una jeepabile che scende verso il carcere, vediamo che ci avviciniamo alla rotta prestabilita e quindi deduciamo che siamo sulla strada giusta; iniziamo a costeggiare il recinto del carcere, ma attiriamo l'interesse della Polizia Penitenziaria che ci segue fino al cancello, dove secondo la rotta noi dovevamo entrare, ci fermiamo, gli agenti scendono dal pulmino, ci avviciniamo al cancello e io credevo che ci cazziavano e con stupore iniziamo a chiacchierare, ci spiegano che la strada da noi segnata sono ormai 5/6 anni che non è più possibile percorrerla perchè passa dentro al carcere, infatti hanno asfaltato un pezzo che dista a 5 km da quel punto dove ci trovavamo, ci indicano la strada da percorrere, ci salutano sempre molto cordialmente e risalgono sul loro mezzo e vanno via, io e il Secco ci guardiamo negli occhi e diciamo le stesse cose " se fosse accaduto da noi ci avrebbero chiesto documenti e ci avrebbero fatto altre 1000 domande, qui invece esiste ancora la gentilezza ". Ripartiamo, per altri 5 km percorriamo uno sterrato bellissimo, poi finalmente incontriamo l'asfalto, seguiamo le indicazioni delle guardie e ci ritroviamo di nuovo sulla rotta giusta bypassando la casa di reclusione. Ci fermiamo lungo la strada ad ammirare dei surfisti a cavalcare le onde del mar di Sardegna, attorno a noi ci sono solo arbusti e massi, alcuni di essi con forme assai strane provocate dal vento e sabbia.
Si riparte, riprendiamo lo sterrato che diventa una pista di sabbia, la guida diventa molto impegnativa, appena molli il gas la moto impazzisce e perdi il controllo;mi fermo, il Secco, essendo stato più volte nel deserto Africano, mi spiega come guidare in quelle situazioni, provo a seguire alla lettera quello che mi ha detto, ma un pò mi viene paura perchè quando guardo il contachilometri vedo che viaggiamo oltre i 100 km/h e ogni tanto perdi completamente il controllo del mezzo, meno male che la pista di sabbia è durata solo 15 km! Continuiamo il nostro viaggio sempre in fuoristrada, io inizio non avere più benzina, abbiamo già percorso più di 130 km e ho una autonomia di 160/180 km allora guardiamo sul cartografico dov'è il primo paese e vediamo che è a circa 10 km, iniziamo a seguire la direzione verso il paesino sperando che ci sia un benzinaio. Arriviamo verso le 12.00 al paese che si chiama Buggerru , meno male che il benzinaio è ancora aperto, facciamo il pieno e decidiamo di mangiare qualcosa e poi ripartire verso la meta.
Finito di mangiare si riparte: la rotta indica di tornare indietro e ad un certo punto di svoltare a destra, si ripercorre per 6/7 km la strada sterrata del mattino, troviamo il bivio e iniziamo a salire, la strada diventa molto stretta e di pendenza considerevole, ci fermiamo un secondo e ricontrolliamo prima di proseguire perchè da li in poi diventava una vera mulattiera con tornanti stretti e lastre di pietra, vediamo che è la strada giusta, ripartiamo, facciamo una fatica boia a salire con le nostre "betumiere" da 170 kg + sulle spalle abbiamo zaini pesanti, incredulo arriviamo in cima, non credo a quello che abbiamo fatto con un Dominator e un Tenerè gommati con delle Pirelli MT90, ormai ci sentivamo molto motivati e sicuri di poter superare qualsiasi ostacolo.
Continuiamo la nostra avventura, iniziamo prendere molta confidenza con i mezzi e aumenta ancor di più l'andatura, sempre in sterrato, passando dai crinali ai sottoboschi arriviamo verso le 14.30 a Iglesias, chiamo Andrea e dopo 2 minuti arriva in piazza a salutarci e bere con noi una buona Ichnusa ghiacciata; lui un pò deluso mi dice che aveva già preso impegni di lavoro e non riusciva portarci a fare un giro nei suoi monti, noi ormai eravamo provati dai oltre 200 km di sterrato del mattino, gli chiediamo solo se ci può indicare un alloggio da spendere poco per la notte, si sbatte in quattro e ci trova un B&B molto bello e accogliente, ci accompagna, ci salutiamo e va via. Dopo circa 20 min. mi squilla il telefono e vedo il numero di Andrea, rispondo, mi dice di lasciare zaino e bagagli all'alloggio che si cambia e arriva con la sua Aprilia 450 bicilindrica e ci porta a fare un giretto sui suoi monti, noi ci prepariamo e sappiamo già che ci farà morire. Arriva e iniziamo subito con sterrati, l'andatura per noi con le "betumiere" è quasi da rischio, ma lo seguiamo, ad un certo punto vicino a delle grotte ci dice: qui inizia un sentiero che aggira il monte, io guardo in faccia il Secco e gli dico: preparati a spingere, ora inizia il vero enduro, infatti non mi sono sbagliato, non abbiamo spinto, ma abbiamo fatto un sentiero che alcuni anni fa c'era passato l'Italiano Assoluti, ogni gradino che superavamo a me si incastrava il paracoppa sui sassoni e cercavo di non fare danni al mezzo, che doveva superare ancora altri 600 km, il Secco ad un certo punto ha storto la pedana dalla parte del cambio contro un masso. Proseguiamo il giro, con panorami mozzafiato su sentieri da percorrere con una enduro racing, dopo una ora buona di sentieri ci ritroviamo finalmente su una strada bianca più adatta alle nostre "carrozzerie". Andrea ogni tanto si ferma in paesi fantasma delle ex miniere e ci fa da cicerone spiegandoci tutti i problemi legati al suo territorio. Ormai si è fatto buio e torniamo verso l'alloggio, ma non prima di aver bevuto un buon bicchiere di rosso del posto come aperitivo, ci salutiamo e io ed il Secco andiamo a farci una doccia e prepararci ad andare a mangiare e dormire.
Terzo giorno - Iglesias Castiadas-
Partiamo sempre verso le 8.00, ci fermiamo a far colazione, controlliamo la rotta da tenere e si riparte con un pò di stanchezza, ormai avevamo quasi fatto 500 km tra sterrati, strade di montagna e mulattiere.
Iniziamo quasi subito con uno sterrato che non abbandoniamo più fino a Domus de Maria, totale 120 km di goduria, più a sud andavamo più il caldo si faceva sentire, arriviamo al punto più meridionale della Sardegna, sul gps cartografico vediamo che davanti a noi a poche decine di chilometri in linea d'aria c'è la Tunisia, anche se il tempo non era bellissimo faceva molto caldo e i colori che ci circondavano erano da cartolina, l'azzurro del mare con il verde degli arbusti è la fotografia che ho ancora in mente di quel posto, che ,ancora adesso non so esattamente come si chiami. Fatte le solite foto ricordo si parte per cercare un negozio che ci venda qualcosa da mangiare, Domus de Maria in questa stagione è un paese fantasma, ma un market l'abbiamo trovato, domandiamo il distributore più vicino, il titolare quasi con aria inkazzata ( non con noi, ma per la distanza che anche gli abitanti del posto devono ogni volta affrontare) ci dice che dista 14 km.
Facciamo rifornimento carburante, decidiamo di mangiare prima di iniziare il viaggio verso Capoterra (la meta che avevamo in mente per la sosta della terza notte), partiamo seguendo sempre la rotta, ma appena entrati nello sterrato per la prima volta in 550 km abbiamo trovato una sbarra e cartello di divieto d'accesso, cerchiamo di raggirarlo, ma ovunque c'erano delle catene, decidiamo quindi di tornare indietro e chiedere a qualcuno del posto; incrociamo una macchina e per puro caso sopra ad essa ci sono due fungaioli del posto, gli chiediamo informazioni per raggiungere il monte Pantaleo,e , come già costatato in precedenza, molto gentilmente e facendosi in quattro ci spiegano e ci accompagnano per un pezzo nella direzione da noi chiesta.
Sopra alla nostra testa iniziavano arrivare nubi scure e più si saliva di quota più la temperatura si abbassava, arriviamo nella foresta di Is Cannoneris sul monte Pantaleo, eravamo oltre i 1000 metri e la temperatura rispetto al mattino era molto rigida, ma per fortuna non pioveva; lo sterrato era ben tenuto, peccato che gli automobilisti (pochi) incontrati guidavano da incoscienti a grande velocità , infatti abbiamo rischiato più di un incidente.
Alla fine della sterrata, abbiamo incontrato un pastore con il suo gregge, ma, dato che la nostra presenza con il gregge disturbava l'operato del ragazzo, decidiamo immediatamente di proseguire la nostra avventura. Facciamo circa 1 km di strada asfaltata, ma all'improvviso finisce e ricomincia di nuovo lo sterrato, che era assai largo e invitava a girare la manopola del gas, davanti a me c'era il Secco con la sua guida "sporca": credevo ad ogni fine curva di trovarlo sdraiato davanti a me, e quando ho visto che iniziavamo andare troppo forte (in certi punti abbiamo superato i 130 km/h) ho deciso di fermare il Secco facendogli una ramanzina paterna, soprattutto ricordandogli che la strada del ritorno era assai ancora lunga.
Dopo pochi km incrociamo degli enduristi Sardi , li salutiamo e nella mia mente godevo per loro, avendo un territorio così vasto e nessuno a rompergli le palle !!!
Arriviamo a Capoterra, sono circa le 15.00, inizia a piovere forte, però ci accorgiamo che sono solo nuvole di passaggio, cerchiamo un riparo per ripartire appena finisce, guardandoci attorno vediamo dei grossi ventilatori, poichè eravamo costretti a rimanere fermi chiamiamo il Bonny, mio futuro suocero e conoscitore della Sardegna perchè ci ha lavorato per diverso tempo, chiediamo a lui dov'eravamo e se conosceva posti da dormire per la notte… Lui ci spiega che eravamo vicini a Cagliari, ci consiglia di proseguire verso nord ed uscire dalla città . Appena finito di piovere, dopo circa ½ ora, ripartiamo, ormai avevamo solo una traccia in fuoristrada e decidiamo di farla, almeno all'indomani si riparte in direzione Golfo Aranci a prendere il traghetto per ritornare nel continente.
Attraversiamo Cagliari e mi spiace dirlo, ma è stata l'unica città della Sardegna che non mi è piaciuta a causa della cementificazione non controllata e fabbriche che distruggono la bellezza del territorio.
Finalmente lasciamo alle spalle Cagliari e iniziamo a percorrere la s.p. 17 in direzione di Solanas, stando all'ultima traccia in sterrato che avevamo sul gps doveva finire la nostra vacanza avventura nella Sardegna off road, ci fermiamo a Solanas a fare benzina e chiediamo col gestore della pompa di servizio un'alloggio per dormire, ma lui con aria triste ci dice che potevamo trovare qualcosa solo a Villasimius o a Castiadas, alla fine decidiamo per la seconda e ci mettiamo in marcia per l'ultima rotta in fuoristrada e poi avremmo cercato da dormire
Sorpresa !! della rotta che avevamo, al posto di una sterrata, abbiamo trovato la nuova ss125 a 4 corsie, delusi siamo usciti alla rampa per Castiadas e siamo andati alla ricerca di un alloggio. Chiediamo info ad un altro distributore che ci indica l'unico B&B aperto in questa stagione. Arrivati dall'affittacamere ci troviamo quasi in imbarazzo, davanti a noi una villa molto bella, noi sporchi di fango e puzzolenti andiamo a domandare se ci ospitano…. I gestori sono due persone anziane, molto gentili e immediatamente ci ospitano nel loro salone, mentre la moglie ci prepara la camera per dormire il marito ex marinaio ci prepara un buon caffè per scaldarci, nel mentre raccontavamo la nostra avventura, la moglie arriva e con gran classe ci fa accomodare nella nostra stanza. Fatta la doccia e messi abiti puliti siamo ritornati davanti alla stufa della sala degli arzilli "vecchietti", gli domandiamo se è possibile cenare da loro, ma con aria delusa ci dicono che non hanno nulla da offrirci, ma ci indicano un ristorante pizzeria poco distante. Finalmente nel menù trovo piatti tipici sardi, ci abbuffiamo e dopo una buona bottiglia di Cannunau e alcuni filù e ferrù ritorniamo a dormire pronti per il quarto e ultimo giorno, vedendo sullo stradario doveva essere una tirata tutto su asfalto di oltre 300 km.
Quarto giorno -Castiadas - Golfo Aranci-
Dopo una buona e abbondante colazione salutiamo i proprietari , la signora ci omaggia di alcuni dolcetti di mandorle fatti da lei.
Partiamo, ma la voglia di sterrato era tantissima, allora iniziamo a navigare alla ricerca, immediatamente ne troviamo uno che costeggia tutta la costa da Capoferrato arriva a Barisoni, bellissimo. Ritorniamo sulla vecchia SS125 fino a marina di Tertenia, vedendo che era ancora presto, cerchiamo di fare ancora un pò di fuoristrada, magari se era possibile un pò di spiaggia, ma arriviamo alla fine della strada asfaltata e finisce in un osservatorio militare, impossibile da aggirare per colpa di una scogliera molto alta, allora domandiamo ad un pastore se esiste una strada sterrata che ci porta verso Bari Sardo e ci indica un bel sterratone che a star in quel che ci diceva (o quello che abbiamo capito, poichè ha parlato quasi sempre in dialetto) era la strada che percorreva con il furgone per andare nei suoi allevamenti, imbocchiamo questo sterrato e appena giriamo la prima curva c'erano dei canali fatti dall'acqua alti più di 50 cm arriviamo fino in cima con un pò di fatica ma contenti, ci fermiamo un secondo per vedere dov'era la strada e vediamo solo un sentiero con sassi smossi che scendeva; non convinti, ci ricordavamo che il pastore la percorreva col furgoncino, decidiamo di scendere fino a quando non vediamo che iniziava diventare faticoso in caso di necessità ritornare indietro,ma dopo circa 2 km di sentiero, all'improvviso la strada si allarga e diventa una sterrata battuta meglio, proseguiamo ancora ma dopo poco davanti a noi troviamo una frana con un albero ad intralciare il percorso. Ci fermiamo e immediatamente decidiamo comunque di proseguire per quella direzione, il Secco inizia a togliere le pietre più grosse, mentre io apro lo zaino che mi sono portato al posto del bauletto per tutto il viaggio con all'interno attrezzi e il mitico segaccio !!!
Seghiamo la pianta che intralcia il nostro cammino e sistemiamo alla bene meglio la strada per poter far passare le nostre betumiere, fatto il lavoro, molto fieri per esserci riusciti e fatte passare le moto senza procurare danni proseguiamo il cammino verso Bari Sardo ed incontriamo alcuni pastori con a tracolla il fucile come ho sempre visto alla televisione, sembravano della anonima sarda, però non siamo in un film e lo dimostra il saluto sempre pronto di questa gente, assai disponibile a indicarci la strada giusta e con il loro dialetto fantastico.
In fondo a questo sterratone vedo sul mio Garmin che prendendo una strada sterrata dovrebbe congiungersi con un'altra località , lo spirito d'avventura ci fa subito imboccare lo sterrato davanti a noi, ma dopo poco finisce sulla spiaggia di sabbia, ricontrollando vedo che al massimo ci saranno 2 km prima del paesino, senza pensarci due volte entriamo sulla spiaggia e a gas spalancato come dei bambini al luna park ci lanciamo verso chissà dove, invece avevo proprio ragione siamo arrivati in un paesino di pescatori, molto bello.
Guardiamo l'ora, guardiamo dove siamo, decidiamo di rientrare sulla SS 125 e proseguire verso nord su asfalto, un cartello ci indica che siamo nella temuta Barbagia, con le sue leggende e i suoi percorsi mangia uomini.
Proseguiamo su asfalto fino al bivio di Urzulei, mentre ci affascina la natura selvaggia che ci circonda, bestiame allo stato brado, pecore, cavalli, mucche e maiali in piena libertà , che spettacolo !!!
Sono quasi le 13.00 la fame si fa sentire, ma la voglia del fuoristrada è più forte, allora ci avventuriamo in una strada secondaria che a breve si ferma in un prato verde che fa da ritrovo ad un gruppo di cacciatori, chiediamo a loro se c'è la possibilità di proseguire in fuoristrada verso Dorgali, ci spiegano che una mulattiera ci sarebbe, ma visto i forti temporali dei giorni precedenti è meglio non andarci con le moto, c'è il rischio che non riusciamo ad uscirci, cogliamo al volo il loro consiglio e domandiamo se in zona c'è una trattoria (che è meglio), ci indicano la trattoria a conduzione famigliare nel paese di Urzulei, poca spesa tanta resa, immediatamente ci rechiamo verso la trattoria da loro indicata. Il ristorante è molto spartano con tavoli e sedie in assi di legno, benissimo, ci siamo ritrovati nel nostro habitat, la signora vestita con un vestito lungo nero e foulard a raccogliere i capelli ci porta il menù, che comprendeva una scelta tra 2 antipasti, 3 primi e 3 secondi, gli chiedo se aveva anche il porceddù, ma ci spiega che gli arrosti li fa solo su prenotazione, ci consiglia i culargiones e carne alla piastra come secondo, noi obbediamo, da bere vino locale (che bomba !!!).
Finito di pranzare si riparte con l'idea di arrivare con calma a Golfo Aranci.
Invece arrivati dopo Orosei ci rilanciamo alla scoperta di qualche sterrata sul lungo mare e troviamo una strada off road che costeggia fino a San Giovanni; a San Giovanni ritorniamo sulla s.p 3 e successivamente sulla SS125 fino a San Teodoro.
Da San Teodoro tre giorni prima era partito il raid e avevamo la curiosità di vedere se era rimasto qualche campione o team ufficiale , quindi ci dirigiamo verso cala d'ambra "alla partenza", non c'era più nessuno, ci facciamo alcune foto con l'isola di Tavolara alle nostre spalle e molto fieri che ormai la nostra avventura si era quasi conclusa in modo magnifico partiamo verso gli ultimi km prima di riprendere la nave verso il continente.
Arriviamo a Golfo Aranci facciamo i biglietti per Livorno, controlliamo quanti km abbiamo fatto, non ci credevo, 1077 km in quattro giorni, alle ore 21.00 ci siamo imbarcati e dopo un'attraversata da incubo dormendo sotto ai tavolini del self service arriviamo al porto di Livorno, il comandante ci annuncia che il tempo è bello e ci sono 17°, contenti di trovare anche nella penisola una temperatura gradevole ci prepariamo per fare gli ultimi km verso Lido di Camaiore, invece dopo pochi km ci accorgiamo che secondo noi il comandante ha il termometro per rivelare la temperatura dietro la sala macchine, c'era un freddo cane. Percorriamo l'autostrada A12 battendo i denti, arrivati davanti al negozio del Secco carico il Dominator e iniziamo già a pensare un'altra avventura, chissà dove, chissà quando.
Dopo questo viaggio mi porterò sempre nel cuore e nella mente la SARDEGNA e i Sardi, gente magnifica e molto cordiale.
A presto Sardegna, perchè no, magari con la mia futura moglie Erika il prossimo anno in jeep.
Ceccato Fabio
