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Trinacria Fotorally

la prima esperienza motorally di un amatore

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La partecipazione di un endurista amatore al Trinacria Fotorally

Erano ormai tredici anni che non salivo su una moto da enduro e chi ci pensava più agli sterrati e ai sentieri di montagna, per me poi, felice possessore di una Bimota DB7 era quasi impensabile.  Ma sappiamo tutti che il colpo di fulmine esiste ed è sempre pronto a colpire. Gironzolando su internet un bel giorno incappo in un test di Soloenduro. La prova dell Husquarna 701… ed è amore a prima vista.

Sbaracco tutto, vendo la Bimota e mi compero questo giocattolo. Ricomincio a frequentare ambienti fuoristradistici.  La 701 è una moto importante, un mezzo che permette di fare molto ma cosa nel miglior modo? Enduro o Motorally? Le vibrazioni dell’ago della bussola si accentuano fino a stabilizzarsi per un utilizzo nel senso più ampio possibile e perciò vai con il motorally!

Vengo a contatto con Ugo Filosa, persona che organizza molte manifestazioni, dalla formula rally semplice e a portata di tutti, a cose più serie e impegnative, come veri e propri raid.
La mia stima per il suo operato raggiunge alti livelli quando lo vedo lanciarsi anima e corpo nell’encomiabile opera di aiuto ad Amatrice, ma questa è un'altra storia, una parentesi che fa di lui un grande uomo, oltre che ad un buon organizzatore.

Ma torniamo piè pari a noi. Vengo a conoscenza del Trinacria Fotorally, tour motorallystico organizzato da Filosa dal 29 Ottobre al 2 Novembre. Io sono di Siracusa, ed un simile appuntamento organizzato proprio qui, nella mia Sicilia, non posso proprio perderlo.

Decido di dare una sferzata alla quotidianità. Un minimo di pianificazione ci vuole, la prima cosa che devo mettere nello zaino e la voglia di fare, anche se di quella ne ho a bizzeffe, cambi d’abbigliamento e qualche sfizio personale, la frenesia che mi avvolge è quasi pari a quella di un pilota che si prepara alla Dakar. Eccomi in sella alla mia 701 e percorrendo sotto la pioggia i duecentosettanta km che mi separano da Palermo mi lascio andare ai pensieri più svariati, tra questi, quello di quanto sia bella la mia terra, un crocevia di culture, di dominazioni, di templi e di chiese, di contraddizioni e di profumi.

Arrivo a Palermo e la mia Svedesaustriaca compie i suoi primi cinquemila km, ed un piccolo controllo eseguito alla Concessionaria Husqvarna dai fratelli Violetti, è di dovere.

Mi presento al check-in dell’organizzazione, l’impressione è subito ottima, Assieme a me ci sono altri ventisei motociclisti e l’atmosfera si fa subito allegra e gioviale. La sera ho l’occasione di conoscerli meglio, perché a tavola ci si conosce di più, due risate e qualche avventura. Chiacchiera e chiacchiera, mi accorgo che io sono un vero neofita, sento parlare di Rally d’Albania, Hellas Rally, Marocco, Faraoni, Mongolia, Tunisia e qualcuno accenna, per dati di fatto persino alla Dakar, mi sento ancor di più un pesce fuor d’acqua.

Filosa c’illustra il percorso, cinque le giornate, per un totale di milletrecento km di offroad, i percorsi sono una vera e propria palestra per l’endurista.


La prima tappa del Fotorally Trinacria è Palermo/Custonacci, lunga 230 km
e ci vede partire da Palermo, in una giornata che di autunnale ha ben poco e che somiglia di gran lunga alla primavera inoltrata.

Si sale lungo i monti e le piste forestali panoramiche che circondano il capoluogo dell’Isola. Diamo presto l’arrivederci al mare e ci addentriamo nell’entroterra palermitano dalle mille sfaccettature paesaggistiche…e non solo.

Osserviamo dall’alto Monreale, passiamo per Altofonte, culla natale del grande fondista Totò Antibo e continuiamo a prendere quota lambendo le terre montagnose madonite.

Nel pomeriggio, con la luce del sole ormai bassa - a causa della mia sfortunata foratura sotto la Rocca del Corvo a S. Cristina Gela, un borgo pittoresco di poche anime, per poi transitare accanto al Lago di Piana degli Albanesi, specchio d’acqua incastonato in un pianoro circondato dai monti, quasi un’esperienza mistica.  Mi vorrei fermare a godere della splendida vista e della pace che quel posto sprigiona, ma la sera incombe e la strada per Custonaci è ancora lunga.

Transito per Alcamo, ove è posto il ristoro del giorno, ormai da solo e lontano dal resto della carovana, sono costretto a percorrere l’ultimo tratto nell’oscurità e a tagliare verso l’asfalto per raggiungere Custonaci, perdendo così la parte più caratteristica del percorso, gli sterratoni del Monte Inici, da dove si può vedere, scorrendo con gli occhi da un pizzo all’altro della Sicilia, il meraviglioso vulcano Etna.

Seconda tappa, Custonacci/Scala di Turchi di 238 km, ci porta ad attraversare una Sicilia di una bellezza struggente e selvaggia, tra panorami aerei, piste sterrate a servizio di gigantesche pale e piloni in grandi parchi eolici, contrastanti con campagne a perdita d’occhi e borghi rurali con chiesette incantevoli, con strade monumentali pavimentate col criterio e la tecnica dei muri a secco… da lasciare a bocca aperta. Rimaniamo impressionati attraversando la Valle del Belice, davanti al Cretto di Burri proviamo una sorta di congelamento, di sepoltura a suon di cemento, tipico della “land art”, dell’abitato che fu di Gibellina, devastato dal terremoto del 1968. Poi a seguire; Salaparuta, Poggioreale, spettri dal fascino ancor più drammatico in questi giorni in cui la terra è rovinosamente tremata nell’Italia Centrale. Questi posti, ci dicono in silenzio come questa parte di Sicilia sia rimasta ferma, pietrificata, quasi in maniera sinistra a 48 anni fa, quando il terremoto la lasciò come oggi la ritroviamo. Quasi in punta di piedi, mestamente e con discrezione, ripartiamo verso la costa Sud della Sicilia, approdando nell’abbacinante, pittoresca Scala dei Turchi, a Realmonte provincia di Agrigento.

A tramonto inoltrato, a picco sul mare del Canale di Sicilia: l’atmosfera è pittoresca.

Terza tappa, Scala dei Turchi/Pergusa di 220 km, partendo dalle lunghe e vaste spiagge agrigentine, che guardano in faccia l’Africa settentrionale, dandosi del tu, passa per borghi e paesini degni d’esser visitati, a dimensione d’uomo, come Butera, Camastra, Naro ed il suo lago, transitando per la più famosa e caratteristica Piazza Armerina, raggiungendo Pergusa ai piedi di Enna, nota per il suo autodromo che negli anni passati ha accolto importanti manifestazioni motoristiche a livello internazionale.

Per giungervi, è stato un vero spasso attraversare i boschi sabbiosi di Aidone, dove gli strati di sabbia possono raggiungere anche il mezzo metro, granelli dorati trasportati dai venti provenienti dalla vicina Africa, granelli filtrati, bloccati e fatti depositare al suolo dalla fitta cortina boschiva. Qui troviamo di tutto, una vera e propria giostra dell’endurista! Salitone stile Erzberg Rodeo, si altalenano a discese, gallerie scavate a mano risalenti all’inizio del secolo scorso, costellate al suolo da pietre d’ogni forma. Arriviamo a Pergusa che il sole è ormai calato.

 

La quarta tappa, Pergusa /Tusa, 202 km sulla costa Nord della Sicilia, è l’apoteosi del divertimento per via del tracciato ad anello circolare di ben 86 km esclusivamente all’interno dei boschi di Aidone, di cui ho già raccontato. Una varietà stupefacente di fondi e di condizioni che mi portano a pensare più di una volta di star vivendo un sogno enduristico. E’ un susseguirsi di montagne russe tra discese su fondovalli ed altrettante risalite sui versanti opposti, tra verdi pascoli, in un saliscendi che mai vorremmo avesse fine. Chapeau ad Ugo Filosa che ha saputo inserire anche questa inattesa chicca boschiva, che mai avremmo immaginato potesse essere così bella e divertente.

 

Giunti a Tusa, dopo altri 116 km selvaggi, da sommare agli 86 della giostra boschiva, non possiamo non osservare la Finestra sul Mare, la Piramide al 38° Parallelo, l’Art Hotel Atelier sul Mare della Fiumara d’Arte di Antonio Presti, nata per sua volontà nei primi anni’80, un vero e proprio museo all’aperto, ricco di strabilianti opere di artisti contemporanei.

Il quinto giorno è il più triste nel mio animo, la conclusione dell’esperienza andata oltre ogni aspettativa su tutti i fronti: enduristico, sportivo, culturale, gastronomico, paesaggistico, turistico a 360°.

 

 

 

Ci attende la tappa conclusiva Tusa/Palermo, di 172 km, che ci vede lasciare il mare di un blu terso a Cefalù e riaddentrarci, passando ai margini del Parco Regionale delle Madonie, dove le nostre ruote riassaporano il fango e le limpide acque di fiumi e torrenti attraversati con 5-6 divertenti guadi, che lasciavano il passo a terreni nuovamente in parte sabbiosi, in parte pietrosi. L’ultimo ristoro è il più caratteristico, a Montemaggiore Belsito, un borgo siciliano dove il tempo sembra essersi fermato, la sosta in un baretto ben fornito di fronte alla deliziosa chiesa principale del luogo è doverosa. Infine, dopo sali scendi per pascoli e terreni impervi ma sempre nel solco della sicurezza, ecco che il caos di Palermo ci riaccoglie dopo 5 giorni vissuti come fanciulli festanti a fianco del proprio giocattolo preferito.

 

 

 

Eccomi sulla strada del rientro a casa, in quei duecentosessanta km di asfalto, non posso far altro che pensare al mio zaino a quello che ci ho messo dentro. Un bagaglio di esperienza che non scorderò mai, immagini e sensazioni che mi accompagneranno per molto tempo.
Di sicuro, una cosa che mi passa per la testa è, al prossimo Trinacria Fotorally ci sarò, proprio per continuare ad ampliare le esperienze.

Dopo questa avventura la mia anima d’endurista non solo è rinata, ma si è rafforzata.

 

Augusto Scariolo