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Il Magazine di Solo Enduro
Metti una sera a casa Bordone Ferrari
Scritto da Paolo Maria Sala
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                       Metti una sera a casa Bordone Ferrari
                                             Paolo Sala


Se la cosa prende piede, va a finire che tutti gli sforzi per mantenere un fisico bestiale finiscono in gloria e ciccia se continuo a partecipare a panzi, cocktail di presentazioni di team e serate di gala. Come gli ozi di Anzio, ma la mia stagione agonistica è alle porte! “Cosa fai questa sera?” leggo l’sms di Enzo sullo schermo del mio telefono nel tardo pomeriggio. Penso di rispondere qualche parolaccia, ma sarebbe fiato, o meglio sms sprecato. Faccio prima a chiamarlo:”Dove devo andare?” Si mette a ridere: ”Ti mando una mail”
Come un killer professionista preparo con cura gli attrezzi fotografici e mi reco al luogo dell’appuntamento, puntuale al minuto secondo come mio solito.     Bordone Ferrari….Carneade chi era costui? Nel tragitto da casa all’atelier di viale Forlanini, mi faccio raccontare tutto per telefono. Scopro così il perché della mia ignoranza: negli ultimi tre mesi ciò che si chiama “il lavoro” e mi fa mettere insieme pranzo e cena mi ha assorbito parecchio e durante l’inverno non ho seguito molto le notizie. Figuriamoci quelle sportive! Di conseguenza è ignoranza totale sui fatti della Dakar, i partecipanti, gli italiani in gara ecce cc. Giusto giusto avevo sentito dire che Alessandro Botturi vi avrebbe partecipato, ma solo perché fa parte delle mie conoscenze di manubrio.
Dunque una festa, a Milano, organizzata dal team Bordone Ferrari per augurare il bentornato a uomini e mezzi.IMG_0295 L’ingresso alla sede del team è tirato a lucido: passatoia con i lumini che segnano il percorso, ai lati i furgoni e la jeep,  il camion assistenza fa bella mostra di sé sullo sfondo, una delle quattro moto all’ingresso come per augurare il benvenuto. Un’accoglienza gentile da parte delle hostess ti mette subito a tuo agio: ti aprono la porta e ti ritrovi di colpo nel loft, in un’atmosfera soffusa dal colore turchino, la musica moderna a volume sostenuto. Molti invitati sono già arrivati e chiacchierano amabilmente a gruppetti, chi con il bicchiere in mano, chi sbocconcella una tartina o uno stuzzichino, chi tutti e due. L’atmosfera è elegante e tra la gente si riconoscono i membri del team: tutti con la felpa grigio/blu carta da zucchero con lo stemma, chi con la giacca bianca con varie scritte. C’è qualcosa nell’insieme che non torna: non c’è uno sponsor presente tra i quali siamo abituati a vedere, né sui mezzi all’esterno, né sulle moto in mostra tra la gente. E pensare che io sono andato al negozio dell’autodromo a comprarmi gli stemmini ricamati da mettere sulla giacca da gara…..a proposito: io ho ancora indosso il giaccone e sto sudando come una fontana mentre le signore mi svolazzano intorno leggiadre ed eleganti nelle loro toilette da apericena. C’è il guardaroba e mi metto a mio agio. Trovo qualche conoscenza: ci salutiamo. Con gentilezza squisita mi vengono incontro e si presentano i due piloti spagnoli: Gerard Farres e Jordi Villadoms. Poi incontro il IMG_0297Bottu ed è come ritrovarsi a casa tra amici. Ceci ha l’aria furbetta e sempre sorridente. Al centro dell’attenzione, naturalmente, gli animatori di questa impresa: la signora Nicoletta Elisa Altieri Bordone e suo marito l’architetto Renato Ferrari.  Senza sponsor. “Mi devo essere perso qualcosa in questi ultimi tre mesi-penso- magari gli sponsor sono stati vietati per i rally…oppure qui qualcuno ha dato i numeri” Non abbiatevene a male dei miei pensieri, signora Bordone e signor Ferrari, ma è una cosa tanto strana e mi sembra di essere tornato indietro nel tempo agli anni 70, quando si andava a correre con i soldi che si rimediavano con mance paghette o il frutto del lavoro di una settimana veniva speso tra il sabato e la domenica agonistica. Gli sponsor o i sostenitori erano personaggi dei quali nemmeno si sapeva l’esistenza. Un buco nel dizionario: Sponsor, lemma inesistente.
Però qui c’è gente che conversa amabilmente, in un posto pulito, con una scenografia curata, una moto appesa, una moto incastonata in un diorama come un diamante nella miniera dei sette nani, una sul palco per essere ammirata come una regina Da noi, quando ci troviamo in officina, l’atmosfera è bianca-fredda al neon appeso, le scarpe a volte restano incollate al pavimento dove è caduto un tubetto di pasta rossa, si affetta pane e salame sul coperchio del fusto da 200 litri dell’olio aprendo il sacchetto del negozio a mò di vassoio. E quando l’unto dell’olioIMG_0301 motore passa attraverso la carta, beh, nessuno ci fa caso: buono con buono non può che fare buono. Ci si siede sulle taniche di ferro o si infilano le terga nella pila di gomme come se fossero dei salvagenti.
Ad un cenno dell’Architetto, sugli schermi appaiono le immagini del filmato riassuntivo della Dakar. Al termine applausi ed egli sale sul palco e comincia a raccontare del progetto con tono modesto (ma si vedeva che sprizzava gioia da tutti i pori). Comincio a capire il perché dell’assenza degli sponsor: senza sponsor si lavora più serenamente, non si hanno obblighi, si prendono le cose più con la testa che con la pressione esterna di dover “giustificare” un risultato. In effetti portare tre piloti nei primi dieci posti è un risultato eccellente per un team appena creato e al suo esordio nelle competizioni. Risultato che è venuto forse proprio perché non dovendo rendere conto, si riesce a lavorare con più passione e con più testa piuttosto che di forza. Sono invitati a salire sul palco uno ad uno i piloti, i meccanici, gli accompagnatori e tutti coloro che gravitano intorno al Team. L’atmosfera è rilassata, serena, c’è del cameratismo nel team, come alla gita del liceo. Si raccontano aneddoti, si prendono in giro l’uno con l’altro, si racconta e si ride di Botturi che domandava ad Ajarons alla fine di ogni tappa:”Oggi sono andato piano come volevi, domani mi fai dare gas?” Il risultato di “andare piano” è stato un ottavo posto finale (miglior esordiente) e 11 cerchi rotti in 15 giorni. Mah! Chissà a lasciargli fare…..
IMG_0299Entra alla fine la torta decorata in tema Dakar, tintinnano i bicchieri per i brindisi e le forchette sui piatti da dessert.
Un progetto dietro a tutto ciò ci deve essere, non può essere solo la passione di far riviver il nome del nonno Bordone, inventore e costruttore di motocarri e motociclette durante gli anni tra le due guerre. Il progetto probabilmente è quello che mi è stato spiegato: la futura creazione di due motociclette da corsa Bordone Ferrari: una a 4 tempi buona per i rally e per l’enduro e una a 2 tempi per l’enduro.  Ma io continuo ad essere perplesso, mi sento che qualcosa non è normale per l’ambiente al quale sono abituato. Per anni abbiamo letto dell’enduro che è pane e salame, del mondo a colori, pagine e pagine di diatribe su cosa metto nel marsupio, nello zainetto o nel camel bag.  Volete dire che siamo ad una svolta epica? Volete dirmi che il fuoristrada si ripropone al mondo come uno sport di passione, testa, cultura  e preparazione logistica lasciando quella nicchia nella quale si è infilato?  Forse un atteggiamento del genere non può che far bene all’immagine di questo sport, soprattutto in questo momento nel quale si comincia a parlare di fuoristrada e compatibilità ambientale.



popol

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MANUTENZIONE MOTOCICLETTA 1 parte
Scritto da Enzo Danesi
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MANUTENZIONE DELLA MOTOCICLETTA DA FUORISTRADA – INFORMAZIONI DI BASE

Vorremmo congratularci con voi per aver scelto di acquistare una moto TM, HUSQVARNA, SHERCO, SCORPA, RIEJU, FANTIC, GAS GAS, HUSABERG, KTM, KAWASAKY, YAMAHA, HONDA ecc

I manuali di uso e manutenzione, normalmente, iniziano così.

L’enduro è uno sport motoristico che vede l’appassionato impegnato sia dal punto di vista atletico sportivo alla guida del proprio mezzo, sia dal punto di vista tecnico meccanico, in quanto è indispensabile effettuare per proprio conto le operazioni di manutenzione basilari per la motocicletta.

La motocicletta da Enduro in è un mezzo pronto gara con targa e fanali e che viene utilizzata nelle peggiori condizioni possibili, gettata tra fango e polvere, catapultata sulle pietre, affogata nei guadi ed incagliata in un metro di neve. Campioni o semplici amatori, a prescindere dalla quantità di gas che si è in grado di usare, in ogni caso, la moto necessiterà di una manutenzione assidua e frequente, pena, il rapidissimo decadimento del mezzo con conseguente mancata disponibilità causa riparazione. Impensabile che una motocicletta da enduro venga mantenuta effettuando semplici tagliandi in officina, la frequenza delle operazioni di manutenzione basilari e indispensabili è talmente elevata che vi obbligherebbe a portare la moto in officina, praticamente al termine di ciascun utilizzo. Questa necessità deve essere tenuta in debita considerazione ed occorre dedicarvi il tempo necessario, attrezzandosi adeguatamente. La manutenzione per proprio conto della motocicletta assume poi ancora maggiore importanza, se si considera che l’enduro non viene praticato in una pista chiusa, nelle vicinanze della propria auto e di altre persone che in caso di difficoltà possono aiutarci, ma in sentieri di montagna lontani da luoghi abitati, per cui, l’appassionato, deve essere in grado di effettuare autonomamente eventuali riparazioni che potrebbero rendersi necessarie per riuscire a tornare a casa. Diversamente, ci si potrebbe trovare in panne in mezzo al nulla senza possibilità, costretti ad abbandonare la motocicletta e ritrovare la via di casa a piedi per chilometri L’esecuzione delle operazioni di manutenzione, assume quindi il senso di prendere conoscenza del mezzo e della componentistica che lo costituisce, in modo tale da imparare a capirne la causa di eventuali malfunzionamenti ed effettuarne la riparazione, eventualmente posticcia, in modo da garantirne il funzionamento, per lo meno al minimo necessario per riportarlo a casa e farlo poi riparare correttamente da un officina specializzata. In questo senso, effettuando le manutenzioni, sarà anche possibile stabilire, quali saranno gli attrezzi minimi indispensabili, da portare durante la guida, per permetterci di riparare gli eventuali guasti. La regola poi vorrà che porteremo tutto, tranne l’attrezzo che ci occorrerà in quel determinato frangente.


completoATTREZZATURE MINIME:

Di seguito, un elenco di attrezzature minime di cui occorre dotarsi in quanto normalmente non fornite con la motocicletta al momento dell’acquisto. Tali attrezzature, andrebbero acquistate subito, in quanto indispensabili fin dal primissimo utilizzo.







cavalletto1. CAVALLETTO DI SOSTEGNO DELLA MOTOCICLETTA: indispensabile per sostenere la motocicletta dritta, con le ruote sollevate da terra, in modo da facilitare le operazioni di manutenzione. In commercio se ne trovano di tutti i tipi, da semplici “sgabelli” sui quali occorre caricare la moto sollevandola con le braccia, a quelli sollevabili grazie a semplici sistemi a leva meccanica a quelli sollevabili idraulicamente. Vanno tutti bene, l’importante è sostenere la moto e sollevarla quel minimo necessario a staccare le ruote da terra in modo tale da poterne effettuare agevolmente la manutenzione.


oliofiltro2. KIT PULIZIA FILTRO DELL’ARIA: indispensabile in quanto la pulizia e lubrificazione del filtro dell’aria deve essere effettuata sempre dopo aver utilizzato la moto per fare enduro, in particolare, nei periodi più aridi e polverosi.In commercio, si trovano normalmente dei Kit composti da un grande secchio con una rete metallica sul fondo, dove, tramite un apposito liquido pulente, si effettua il lavaggio del filtro, quindi uno speciale olio per filtri, con il quale sarà necessario impregnare il filtro successivamente alla pulizia e successiva asciugatura ed infine, del grasso che servirà come guarnizione tra i bordi di battuta del filtro e della scatola filtro della moto.

3. COPERCHIO PER SCATOLA FILTRO. Tappo di materiale plastico che si sostituisce la filtro dell’aria durante il lavaggio della motocicletta, per permettere la pulizia interna della scatola filtro proteggendo ermeticamente il condotto di aspirazione verso il motore


wd404. SPRAY LUBRIFICANTE PER CATENE SPECIFICO PER MOTO DA FUORISTRADA.

Gli spray lubrificanti specifici per fuoristrada hanno una formulazione “secca” che garantisce l’indispensabile lubrificazione, con idonee proprietà adesive per ridurre l’accumulo di terra che resta incollata alla catena durante l’impiego in fuoristrada. Nonostante l’impiego di questi prodotti, la catena raccoglie comunque una certa quantità di terra, generando un effetto abrasivo che ne riduce sensibilmente la durata. Dopo ogni impiego, effettuare una approfondita pulizia ed una corretta lubrificazione della catena di trasmissione e dei relativi pignoni.



5. CHIAVI PER IL TENSIONAMENTO DELLA CATENA:

ruotapost1La chiave normalmente fornita con il kit di attrezzi a corredo della motocicletta, ha senso unicamente per operazioni di manutenzione eccezionale durante l’utilizzo, è pertanto adatta ad essere utilizzata a corredo degli attrezzi che porteremo durante l’uso della moto. Per la Normale manutenzione invece è fondamentale l’impiego di una chiave di qualità adeguata in modo tale da permetterne l’allentamento ed il successivo serraggio con la necessaria forza, scongiurando il danneggiamento della testa del dado. Il dado del perno ruota è ha una forza di serraggio elevata non ottenibile se non mediante una chiave di ruotapost2qualità e misure idonee.










candela6. CANDELA DI SCORTA:

Se si è acquistato una motocicletta con motore a 2 tempi è assolutamente indispensabile disporre di una candela di scorta per sicurezza. Mai utilizzare una moto 2 tempi senza portare una candela di scorta, si rischierebbe di trovarsi in panne nel bel mezzo di un bosco senza alcuna possibilità di riavviare il motore.Con i motori 4 a tempi, tale eventualità è da considerarsi quasi impossibile, per cui non risulta di fondamentale importanza avere una candela immediatamente disponibile per ogni evenienza.


7. CHIAVE CANDELA:

marsupioCon moto equipaggiate di motore a 2 tempi, la sostituzione della candela può rendersi indispensabile in qualsiasi momento. Le moderne motociclette sono costruite con dimensioni molto compatte ed è spesso difficilissimo effettuare la sostituzione della candela se non si dispone di una chiave idonea che ci permetta di allentarla nei limiti degli spazi disponibili. La chiave normalmente fornita nel kit in dotazione non sempre adempie correttamente tale mansione, pertanto è buona norma provare subito al momento dell’acquisto ad effettuare la sostituzione della candela con la chiave in dotazione, se tale operazione dovesse risultare particolarmente difficoltosa (a volte può rendersi quasi indispensabile lo smontaggio del serbatoio) allora acquistare una chiave più adatta tra le differenti che si trovano normalmente in commercio.

Con motori a 4 tempi, tale operazione è sporadica e normalmente limitata alle cadenze di manutenzione programmata. Il vano candela risulta però molto profondo ed in posizione spesso molto difficile da raggiungere candela2agevolmente. La chiave candela normalmente fornita con il kit a corredo della motocicletta è spesso, la più adatta per effettuare questa operazione, custodirla pertanto gelosamente in quanto reperirne una adatta potrebbe risultare piuttosto difficoltoso. La maggiore difficoltà per la sostituzione della candela nei motori 4T è normalmente determinata dal fatto che la candela non è a vista, ma annegata nella propria sede che scende in profondità nella testata del motore, per cui non raggiungibile con le mani. Per togliere la candela ed inserire quella nuova si utilizza un tratto di tubo in gomma come il tubo della benzina con diametro interno circa pari al diametro della ceramica della candela. Per togliere la candela, dopo averla allentata con l’apposita chiave, inserire il tubo in gomma in modo da infilarlo saldamente sulla ceramica della candela, quindi, svitare completamente la candela ruotandola a mano. Per inserire una nuova candela, fissare prima la candela al tubo in gomma, infilarla nella propria sede ed avvitare a mano i primi giri di filetto, si potrà poi sfilare il tubo ed inserire la chiave candela per completare il serraggio.

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